INVIATO CITTADINO Targhe delle vie e delle piazze come una volta: "Salviamo la memoria"

A Perugia parte la campagna “Salviamo la memoria”. Un gruppo di cittadini si muove perché si possano aggiungere al nome dell’intestatario di una strada i dati minimi: data di nascita e di morte e professione

A Perugia parte la campagna “Salviamo la memoria”. Un gruppo di cittadini si muove perché si possano aggiungere al nome dell’intestatario di una strada i dati minimi: data di nascita e di morte e professione. Il minimo che si possa fare per salvare dall’oblio le figure di personaggi destinati a restare muti per le future generazioni. Me ne accorsi quando mi adoperai – come fondatore dell’Accademia del Dónca – per far intestare al poeta perugino Claudio Spinelli la via dell’Arco, in adiacenza al liceo classico “Annibale Mariotti”.

Fu la famiglia a sostenere le spese delle due targhe odonomastiche e al marmista furono prescritte le dimensioni e la tipologia dei caratteri, per una giusta questione di uniformità (anche se, in questi ultimi tempi, vediamo montare targhe difformi dalle regole, col Comune stesso che è il primo a violare i propri regolamenti).

Proposi di scrivere, sotto il nome di Claudio, la dicitura “poeta” e le date 1930-2012, a indicare i referenti cronologici di nascita e di morte.

Ovvia la motivazione: far capire chi era Spinelli e quando è vissuto. Altrimenti sarebbero venute meno le ragioni che avevano fatto gridare con entusiasmo: “Che bello! Così gli studenti si avvicineranno a questa figura e alla sua produzione letteraria in lingua perugina”. Gli uffici comunali negarono la possibilità di aggiungere questi dati, sostenendo che le norme non consentono di apporre questo tipo di indicazione. Ma c’è da dire che le norme sono fatte “dagli uomini/per gli uomini” e che, ovviamente, si possono cambiare.

Ma ci si chiede: tra qualche decennio (o anche oltre) uno studente del Mariotti saprà chi è stato Claudio Spinelli? Architetto, patriota, medico? Lo inquadrerà correttamente nel secondo Novecento? Ne ricorderà quanto ha fatto per la città? Pensiamo francamente di no.

Ecco perché trova ampia e motivata giustificazione la campagna “Salviamo la memoria”. E le regole, se non vanno bene, si possono cambiare.

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