"Buco" da 400mila euro alla Stranieri e il mistero dei documenti falsi per lo sconto sulle tasse agli studenti cinesi

Palazzo Gallenga contesta la falsità dei due atti e sporge querela. Aperto un fascicolo dalla Procura, ci sarebbero due indagati: un intermediario e la titolare di un'agenzia di servizi, entrambi cinesi

Un “rosso” di 400mila euro nei conti dell’Università per Stranieri di Perugia (come scrive Il Messaggero Umbria oggi) dovuto al mancato introito delle quote pagate dagli studenti cinesi.

La Procura di Perugia sta indagando, dopo una denuncia, su una truffa ai danni dell’Università per Stranieri di Perugia e su due documenti contraffatti e con firme false. Documenti che avrebbero creato il buco nel bilancio dell’ateneo.

L’Università per Stranieri ospita migliaia di studenti cinesi ogni anno. Studenti che seguono i corsi di cultura e lingua italiana, prendono in affitto appartamenti, spendono per il cibo e il divertimento e, soprattutto, pagano le tasse universitarie. Gli studenti cinesi, che usufruiscono di progetti di cooperazione internazionale, arrivano in Italia dopo una prima scelta effettuata in Cina dalle autorità e poi si servono di agenzie specializzate per questo tipi di scambi culturali. Queste agenzie si occupano anche del pagamento delle tasse di iscrizione ai corsi, trattengono una percentuale e pagano la retta.

Secondo quanto potuto appurare per il “rosso” all’Università per Stranieri sarebbero indagati due cittadini cinesi, entrambi legati ad un’agenzia si supporto agli studenti. I due non sono sospettati di aver omesso il pagamento delle quote spettanti all’ateneo, ma di aver architettato una truffa più vasta, falsificando atti ufficiali dell’Università e proponendo un’iscrizione scontata (per poter incassare la differenza sull’intero ammontare che gli studenti avrebbero pagato). Sconto proposto come ufficialmente accettato dall’ateneo.

Per capirci. L’Università scopre il mancato pagamento di 400mila euro, va a controllare le carte e si accorge che ci sono due documenti, a loro dire, falsi. Il primo sarebbe un verbale di una riunione del senato accademico nel quale si avanza la proposta di ridurre il costo dell’iscrizione per gli studenti cinesi del 20%. Il secondo documento, invece, sarebbe un atto di un funzionario, sempre con firma falsa, con il quale si darebbe il via libera allo sconto. Entrambi i documenti sono stati segnalati alla Procura, da Palazzo Gallenga, come falsi.

I due cinesi che avrebbero architettato la truffa sono stati sentiti dalla Procura una paio di mesi fa come persone informate sui fatti, in quanto svolgono l’attività di intermediazione tra gli studenti cinesi e gli atenei. Sostengono di non aver falsificato alcunché e che l’accordo con l’Università era stato raggiunto. Adesso la loro posizione è cambiata, almeno a quanto trapela, e da persone informate dei fatti sono passati a quella di essere formalmente indagati. Quando saranno rientrati in Italia potranno verificare la loro posizione attraverso un avvocato.

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L'ufficio stampa dell'Ateneo, sentito dall'Ansa, ha ricordato che Palazzo Gallenga "è parte lesa ed ha presentato la denuncia subito dopo l'insediamento del nuovo rettore e del direttore generale. Rettore (Giuliana Grego Bolli) che ha fatto sapere di voler approfondire tutti i dettagli della questione ma che non ha voluto commentare la vicenda - pubblicata oggi dall'edizione cartacea del Messaggero - perché c'è un'inchiesta in corso".

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