Brucia le stoppie e viene indagato, ma l'imputato chiede a giudice e avvocato perché è sotto processo

L'imputato: "Signor giudice, ma perché sono qui?". Il magistrato: "Perché è stato rinviato a giudizio per incendio". L'anziano: "Ma io non ho fatto nulla"

Le stoppie bruciate sul bordo del campo sono costate ad un anziano muratore il rinvio a giudizio e un processo davanti al giudice togato Francesco Loschi per incendio colposo.

L’anziano, difeso dall’avvocato Silvia Egidi, è comparso davanti al giudice e ha protestato la propria innocenza, anzi, ha dichiarato la sua completa estraneità ai fatti e al giudizio con un lapidario: “Signor giudice, devo ancora trovare qualcuno che mi spieghi perché sono qui”.

Secondo il capo d’imputazione l’anziano muratore sarebbe stato sorpreso dal personale del Corpo forestale dello Stato (prima della soppressione, naturalmente) vicino ad un fuoco acceso sul bordo di un campo nelle campagne di Perugia. L’imputato, però, ha riferito al giudice di aver avuto un colloquio con il comandante della pattuglia della Forestale, il quale lo avrebbe rassicurato che non ci sarebbero state conseguenze. Forse perché le fiamme erano già spente e c’era solo del fumo.

Visto come sono proseguite le cose ci deve essere stata una incomprensione. Ed è quello che ha cercato di spiegare, inutilmente, il giudice all’uomo: un’indagine, un rinvio a giudizio e un processo. E l’imputato che continuava a dire: “Mi spiegate perché mi trovo qui?”.

Il giudice, allora, ha provato ad avanzare una proposta: “La messa alla prova”. E l’anziano: “Cosa devo provare? Mi spiegate perché sono qui?”.

L’udienza si è conclusa con un rinvio per valutare la possibilità della messa alla prova e per dare tempo all’avvocato di spiegare la situazione al cliente.

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