Bollette sospese per i terremotati fino al 2020, signora di Norcia perseguitata dalla società elettrica per le mensilità non pagate

Telefonate, raccomandate e lettere per chiedere il pagamento dell'energia elettrica di una casa inagibile e inserita nella zona rossa. Ritenute carta straccia le delibere dell'Arere e il verbale di conciliazione. Scatta l'esposto

Inseguita e tartassata dalle richieste di pagamento delle bollette di fornitura di energia elettrica, anche di fronte alla casa distrutta dal terremoto del 2016, le delibere dell’Autorità di regolazione per energia reti ambienti (Arera) sulla sospensione della fatturazione fino al 2020 per le utenze all’interno della zona rossa e, infine, un accordo sottoscritto in fase di conciliazione davanti all’Arera (documento, da ricordare, vincolante giuridicamente).

La signora, assistita dall’avvocato Adelinda Moretti, è residente a Norcia e, prima del sisma del 2016, aveva sottoscritto un contratto di fornitura di energia elettrica nel mercato libero. Contratto a servizio dell’abitazione di Norcia dichiarata inagibile con ordinanza comunale subito dopo il sisma e ancora adesso non agibile in quanto inserita nella zona rossa. Dall’evento sismico, quindi, la signora non ha potuto più fare rientro nella sua abitazione, né usufruire dell’energia elettrica.

Nonostante la casa sia inagibile dall’agosto del 2016 e le delibere approvate dall’Arera impongono agli operatori anche dell’energia elettrica di sospendere la fatturazione sino al 31 dicembre del 2020 per le utenze localizzate in zona rossa del Centro Italia (delibera Arera 587/208/R/com), la società di fornitura ha continuato ad emettere le fatture a nome della signora, intimandone anche il pagamento.

La donna si è rivolta all’avvocato Moretti e ha presentato un reclamo. La società di fornitura ha chiesto una perizia con la quale si dichiarava l’inagibilità dell’immobile e l’inserimento nella zona rossa. Nonostante l’invio e la ricezione della documentazione, la società reiterava la spedizione delle fatture arretrate e di quelle nuove, chiedendo il pagamento.

A questo punto la signora si rivolgeva all’Arera per un tentativo di conciliazione che si concludeva il 6 maggio del 2019 con il pieno riconoscimento delle ragioni della ricorrente, con l’obbligo per la società di fornitura di sospendere fino al 31 dicembre del 2020 l’emissione e la richiesta di pagamento delle fatture.

Parrebbe, quindi, tutto concluso e positivamente per l’utente. Invece no. Perché nonostante il verbale di accordo raggiunto ed “assolutamente vincolante” per la società di fornitura di energia elettrica, la signora ha iniziato a ricevere delle telefonate con le quali gli operatori della società le chiedevano i pagamenti delle fatture emesse.

E visto che le telefonate non bastavano, proprio nella giornata di oggi, la donna si è vista recapitare una raccomandata da parte della società elettrica con la comunicazione dell’avvio delle procedure delle azioni di recupero del credito per l’insoluto.

“Oltre che contestare prontamente quanto indebitamente richiesto dalla società – afferma l’avvocato Adelinda Moretti - la mia assistita ha provveduto a fare un esposto di quanto tristemente accaduto all’Ufficio vigilanza dell’Arera, invitando l’Autorità preposta, nei limiti delle proprie competenze a fare chiarezza sulla vicenda a danno di una consumatrice già tristemente martoriata dal sisma”.

Una vicenda assurda che coinvolge anche altre famiglie che hanno perso quasi tutto nel terremoto e che si trovano a dover affrontare quelli che appaiono come abusi (a fronte di delibere e accordi) da parte di alcuni operatori dell’energia elettrica.

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