Bocca di Rosa, il “bordello” mascherato da night club: in cinque a processo

Secondo l'accusa il proprietario poteva contare su alcuni dei suoi dipendenti per coprire il presunto giro di prostituzione, dentro e fuori dal locale

Un night club con ballerine generose verso i clienti, e le mogli, esasperate da quei “conti” prosciugati dai mariti, che hanno portato a galla un presunto giro losco di prostitute nel locale.  

Per il proprietario del night club “Bocca di Rosa” a Fossato di Vico, finito agli arresti domiciliari nel 2013 per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, oggi si sarebbe dovuto aprire il processo, tutto rinviato al prossimo 2 maggio 2017 per difetti di notifica eccepiti dai legali difensori. A maggio dunque, la formale apertura del dibattimento che vede imputati non solo il proprietario ma altri 4 dipendenti del locale tra cui buttafuori e altre figure che lavoravano all’interno.

Secondo l’accusa, il proprietario avrebbe “organizzato e pianificato una vera e propria attività imprenditoriale illecita, dietro l’apparente gestione di un night, volta ad agevolare e trarre vantaggio economico dall’offerta di contatti e prestazioni sessuali indirizzata dalle ragazze ai clienti del locale”. Tutto questo dietro uno specifico tariffario, che variava a seconda del tempo che il cliente trascorreva con la ragazza, non solo all’interno del night ma anche fuori. Sempre secondo l’accusa, tutta la gestione avveniva per compiti prestabiliti: c’è chi si occupava della cassa, segnalando eventuali controlli esterni in arrivo, c’è chi invece,  si "premurava" di indirizzare le scelte delle ragazze da parte dei clienti, e un buttafuori che avrebbe monitorato la situazione, segnalando preventivamente l’arrivo delle forze dell’ordine. Il compenso del proprietario del locale, poteva arrivare fino a 250 euro per le prestazioni sessuali delle ragazze in occasione di addii al celibato.

Il presunto giro di prostituzione, è stato scoperto tramite le segnalazioni ai carabinieri di alcune mogli dei clienti del locale, dopo essersi accorte che il denaro “magicamente” spariva dai conti correnti, senza parlare di stipendi in fumo e assenze notturne ingiustificate.

Dalle indagini condotte dai militari dell’Arma, è stato appurato come i clienti potessero contare sulla disponibilità di varie ragazze del locale, concordando di volta in volta dove consumare i rapporti sessuali.  Gli imputati sono difesi dagli avvocati Brusco, De Lio, Zurino, Viti, Alberti e Picchiarelli, e fanno sapere che “le difese “preannunciano eccezioni sull’utilizzo delle intercettazioni telefoniche”. Nessuna delle presunte ragazze sfruttate, si è presentata oggi in aula. L'apertura formale del dibattimento è dunque slittata a maggio.

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