Ha due mogli, ma il giudice lo assolve: è straniero e non conosce la legge

Il primo matrimonio, in Italia, nel 1994. Nel 2013 si risposa in Algeria senza essersi definitivamente divorziato dalla prima moglie. L'uomo era finito alla sbarra per bigamia

La legge parla chiaro. La bigamia (ovvero l’aver contratto matrimoni con due mogli) è punibile con la reclusione da 1 a 5 anni. Ed è proprio questa l’accusa che era stata mossa ad un cittadino originario dell’Algeria, per il quale il pm aveva chiesto di emettersi il decreto di rinvio a giudizio. In udienza preliminare il giudice D’Andria, ha disposto per l’imputato il non luogo a procedere in quanto si legge nelle motivazioni della sentenza: “nonostante sul piano oggettivo è indubbio che abbia commesso il reato, deve però dubitarsi che vi fosse la consapevolezza di contrarre un secondo matrimonio in costanza di validità del primo”.

Tutto ha inizio nel lontano 1994. Ha appena 26 anni quando conosce e si innamora di una perugina, e proprio nel dicembre di quell’anno i due ragazzi convoleranno a nozze diventando marito e moglie. Ma poi, dopo 19 anni (siamo nel 2013) l’imputato si sposerà in Algeria, suo paese d’origine, con una concittadina “richiedendo la trascrizione dell’atto nei registri dello stato civile del Comune di Perugia”-si legge nel capo d’imputazione. Attualmente l'uomo vive in Francia. E proprio attraverso le comunicazioni della sua precedente unione civile, che l’uomo (difeso dall'avvocato Mauro Dottori) finirà nei guai con l’accusa di bigamia. Sembrerebbe infatti, secondo l'accusa formulata a suo carico, che l'uomo non abbia mai sciolto il suo precedente vincolo matrimoniale.

Nel nostro paese la bigamia (e più in generale la poligamia) è un reato, ma non lo è in altre parti del mondo; ad esempio in alcuni paesi islamici è una pratica comune e consolidata. Pur con qualche cambiamento; in Tunisia è stata bandita  già dal 1950.

Per il giudice tuttavia, nelle motivazione di sentenza di non luogo a procedere per l’algerino, spiega che è assai verosimile che fosse convinto di aver risolto il precedente rapporto e di poter dunque, contrarre un nuovo matrimonio. In quanto “aveva già ottenuto in via giudiziale la separazione in Italia. e nel 2014 aveva agito per il divorzio dinanzi all’autorità giudiziaria e congiuntamente alla coniuge del precedente matrimonio”. Ha inoltre proceduto volontariamente a richiedere in Italia l'omologazione del suo matrimonio contratto in Algeria, "condotta ben poco comprensibile se egli fosse stato consapevole della perduranza del precedente matrimonio". 

Per il giudice inoltre, l’uomo, in quanto straniero, può essersi ingannato sul significato della sentenza di separazione, nonché sugli effetti della domanda (congiunta) di divorzio presentata all’autorità giudiziaria italiana.

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