Genitori in rivolta al motto di "Basta Compiti": "Ecco perché sono così nocivi"

Concorde con l'iniziativa anche una mamma umbra che, contattando la redazione di PerugiaToday, ha espresso la sua idea. Riportiamo la lettera integrale

“Basta Compiti”. È questo il titolo della petizione che conta 12.881 firme. Dal nord al sud dell'Italia, sembra proprio che numerose famiglie siano concordi con l'iniziativa. E se qualcuno è in forse sul firmare o meno, preferendo che siano gli insegnanti a decidere, c'è chi dà spiegazione sul perché la scuola sarebbe senz'altro meglio senza compiti: sono inutili: “Le nozioni ingurgitate attraverso lo studio domestico per essere rigettate a comando (interrogazioni, verifiche...) hanno durata brevissima: non "insegnano", non lasciano il "segno"; dopo pochi mesi restano solo labili tracce della faticosa applicazione. E ancora: “Sono dannosi: procurano disagi, sofferenze soprattutto agli studenti già in difficoltà, suscitando odio per la scuola e repulsione per la cultura, oltre alla certezza, per molti studenti “diversamente dotati”, della propria «naturale» inabilità allo studio;

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Per non parlare poi del fatto che per alcuni genitori arrivano ad essere “stressanti e malsani”. Concorde con l'iniziativa anche una mamma umbra che, contattando la redazione di PerugiaToday, ha espresso la sua idea. Riportiamo la lettera integrale: “Sono una mamma di 3 figli, due alle medie e una alle elementari, prigionieri di questa scuola insieme a me che li seguo quotidianamente. Sono laureata e specializzata in Archeologia, mio marito è un insegnante di lettere e proprio perché amo la cultura e desidero che anche i miei figli la amino e sentano il desiderio di conoscenza ho aderito alla campagna BASTA COMPITI con una petizione al MIUR che conta già più di 12000 firme. Questo movimento mi da' la forza per dare voce a ciò che ho sempre pensato da quando i miei figli hanno cominciato il loro percorso scolastico, peraltro costellato di soddisfazioni. Sono una madre che ha a cuore l'educazione dei suoi figli che non riescono più a leggere liberamente, a suonare la chitarra e il pianoforte a svolgere le loro attività sportive ad incontrarsi con gli amici per giocare, a fare una passeggiata in famiglia. Trascorro i miei pomeriggi ad insegnare loro a studiare passando da una camera all'altra tra il loro ed il mio nervosismo. Io ho le capacità e la possibilità di farlo ma tanti genitori non hanno né tempo né capacità di seguire i loro figli. La scuola deve essere un luogo dove tutti hanno diritto di imparare e deve essere restituito a noi genitori il diritto di garantire ai nostri figli una formazione completa fatta di tanto altro”.

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