Il giro delle baby prostitute in Umbria, pioggia di condanne per il clan degli sfruttatori

Le accuse vanno dal'induzione allo sfruttamento della prostituzione minorile. Tra gli imputati, anche la madre di una delle giovanissime studentesse. Tutte le condanne

Un giro di baby squillo in Umbria e le pesanti accuse - dall'induzione allo sfruttamento della prostituzione minorile - che ha portato alla condanna di sei imputati (due avevano patteggiato la scorsa udienza rispettivamente a otto mesi e due anni). Sarebbero coloro che- a vario titolo -avrebbero coordinato e gestito il losco mercato delle giovanissime ragazze, alcune delle quali ancora minorenni, la cui figura apicale- secondo la procura -sarebbe stata quella dell’ Ape Regina, A.M. (queste le iniziale del suo nome), una donna di origini romene  a cui il giudice Carla Giangamboni ha inflitto una condanna a cinque anni di reclusione con la formula del rito abbreviato.

Baby prostitute in Umbria: presa l'Ape Regina che reclutava clienti

Quattro anni invece per due spoletini di 69 e 54 anni, che secondo l'accusa avrebbero indotto alla prostituzione due delle quattro giovani ragazze, tra cui una minorenne e un'altra affetta da problemi cognitivi e due anni e nove mesi per la madre di una delle baby squillo di origine romena.  Condanna a un anno, e a un anno e sei mesi,per due clienti ternani. I fatti contestati vanno dal  2012 al 2014  e vedono coinvolti nel giro anche la madre di una delle ragazzine minorenni. C’è anche chi andava a prelevare le giovani direttamente alla stazione di Spoleto, dove una delle baby squillo arrivava in treno da Terni, sua città di provenienza, per poi essere condotta nel luogo dove sarebbero avvenuti gli incontri sessuali a pagamento, solitamente nella stanza di un hotel nello spoletino. E c'è chi, ancora, avrebbe anche fatto pressione sulle ragazze per convincerle a vendere il proprio corpo, inducendole a compiere atti sessuali pur sapendo della loro minore età.

Tre anni fa scattarono le misure cautelari per la madre rumena di una delle minorenni sfruttate, due spoletini di 68 e 53 anni e altri ternani accusati di essere i clienti delle giovani, di cui un 80enne. A due spoletini è stato anche riconosciuto il reato di aver sfruttato una delle giovani che era affetta da un ritardo cognitivo. 

Ma al centro della vicenda ci sarebbe stata, secondo la procura, la figura apicale dell’Ape Regina,per l’accusa avrebbe organizzato incontri tra tre ragazzine-studentesse, trasformate in baby prostitute, e i clienti umbri tutti over 50 e facoltosi (residenti tra Terni e Spoleto).  La Dda di Perugia, dopo l'inchiesta dei Carabinieri, è risalita al vertice di questo squallido mercato. La donna - secondo quanto accertato nel corso dell'inchiesta - intascava una percentuale delle prestazioni e gestiva il giro dove c'erano anche maggiorenni. Fondamentale sono state le dichiarazioni rese agli inquirenti da parte delle baby-prostitute umbre che hanno spiegato come avveniva in contatto con i clienti. Gli avvocati difensori sono, tra gli altri: Antonio Cozza, Roberto Romani, Gaetano Puma, Giuseppe La Spina, Emidio Maria Gubbiotti. 

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