Azienda distrutta da un incendio, dopo sei anni nessun risarcimento: "Ho rischiato di chiudere e mandare a casa 50 operai"

Due processi pendenti. Uno in sede civile, l'altro penale. L'assicurazione ancora non gli ha risarcito nulla. Il danno stimato? Quasi 4 milioni di euro

Immagine d'archivio

Oltre il danno c’è la beffa. Perché, dopo sei anni da un incendio di vaste proporzioni che ha messo letteralmente in ginocchio un’azienda altotiberina di verniciature, il proprietario non ha ancora ricevuto l’ombra di un euro dalla assicurazione. E questo, a fronte di un danno stimato di quasi 4 milioni di euro.

Il procedimento penale contro la ditta e gli operai che secondo le carte dell’accusa cagionarono l’incendio è ancora pendente, mentre quello in sede civile, attualmente in appello, era stato vinto ma in secondo grado è stata concessa la sospensiva del pagamento all’assicurazione. Insomma, dopo sei anni, i titolari dell'azienda (in piedi da quarant' anni), si sono dovuti rimboccare le maniche da soli, cercando anche di continuare a dare lavoro ai cinquanta operai che vi lavoravano.

Una vicenda che ha rischiato di mandare all'aria il sacrificio di un'intera famiglia e dei suoi dipendenti, tuttavia mai licenziati, ma che per mesi - con la sola tenacia e l'attaccamento a quell'azienda per cui lavoravano - hanno cercato di tener duro, pur non percependo lo stipendio. "Ho dovuto far fronte a una lunga serie di spese e se tornassi indietro farei marcia indietro - racconta il titolare (difeso dagli avvocati Francesco Falcinelli e Michele Gambini) "Nel 2011 abbiamo deciso di togliere l'eternit e di mettere il fotovoltaico, anche per essere in regola con le normative. Nella fase dell'installazione, il tetto ha preso fuoco e i macchinari sono rimasti distrutti nell'incendio, oltre ai danni all'edificio. Con grandi sacrifici abbiamo tenuto duro per non mandare a casa nessuno e anche i dipendenti sono andati avanti insieme a noi".

"Pensavamo di risolverla nel giro di breve con l'assicurazione - continua amareggiato il titolare - ma la questione si è protratta per sei anni. Il danno stimato è sui 3milioni e 700 mila euro;  i dipendenti mi sono venuti incontro, e insieme siamo andati avanti in questa avventura. L'azienda era stata dimezzata e ne siamo venuti fuori contando solo sulle nostre forze e al momento non ancora completamente illesi".

Da lì la battaglia giudiziaria, "il processo civile in primo grado (insieme agli avvocati Gambini e Fiorucci) contro la nostra assicurazione l'abbiamo vinta. Sono ricorsi in appello e ancora non abbiamo ricevuto un euro. Sono deluso di tutto questo. Non è stato facile e solo ora rivedo qualche spiraglio di luce. Tutt'oggi una parte dello stabile è fuori uso, nonostante ho ulteriori richieste di lavoro che non posso esaudire. Ci sarebbe disponibilità a mettere altri dipendenti, ma non possiamo dare lavoro perchè non ci hanno risarcito tutto il danno. Al momento dell'incendio avevamo pensato  di chiudere, ma poi abbiamo deciso di andare avanti perchè l'azienda funzionava discretamente. Pensare di arrenderci a fronte di una attività aperta nel 1976, era davvero troppo.  Doveva essere semplice: è stato creato un danno, ora pagano. Ma allo stato attuale non è così".  

In sede penale, dopo l’astensione degli avvocati durante la scorsa settimana, l’udienza è stata rinviata al 24 maggio 2018 e gli imputati dovranno rispondere di incendio dell’immobile adibito a capannone industriale in occasione delle operazioni compiute per l’esecuzione dei lavori di rimozione delle lastre di copertura e controsoffitto in cemento amianto nell’aprile del 2011. Secondo l’accusa ci sarebbero state negligenze e omessa vigilanza sulle modalità esecutive, imprudenza e imperizia relativamente all’osservanza del piano di sicurezza e panelli fotovoltaici non autoestinguenti in violazione delle pattuizioni contrattuali e delle omessa consegna di un estintore. Intanto le battaglie legali vanno avanti: "Speriamo si chiuda tutto entro breve, in modo da poter ricominciare una nuova vita. Per noi e per i futuri dipendenti". 

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