Restauro con Art Bonus, la storia del pozzo di via San Francesco col Grifo coronato

Diecimila euro. Tale è il costo dell’operazione di ripulitura  (partita da 15 mila e poi ridotta) di quello che si continua impropriamente a chiamare “Pozzo di San Francesco”

Con 10 mila euro “passa la paura”, come si dice a Perugia. Per significare che ce la caviamo con poca spesa. Tale è il costo dell’operazione di ripulitura  (partita da 15 mila e poi ridotta) di quello che si continua impropriamente a chiamare “Pozzo di San Francesco”, quasi che avesse qualcosa a che fare col santo serafico. O che nei suoi pressi fosse avvenuto qualche evento miracoloso.

Tanto per chiarire le cose dal punto di vista storico, San Francesco non vi ha mai attinto, per la semplice ragione che il manufatto è successivo. Dunque è corretto chiamarlo “pozzo di via San Francesco”, anche perché posto a ridosso dell’intersezione di via dei Priori con via San Francesco, poco prima dello slargo che fronteggia il complesso monumentale di San Francesco al Prato (così chiamato per distinguerlo da San Francesco al Monte, il “Monte Ripido” dei perugini).

Ciò detto, il lavoro consiste essenzialmente nella ripulitura del travertino da smog e impurità, accumulatesi per saecula saeculorum. A mia conoscenza, almeno per tutto il Novecento, non  è stato mai ripulito, nella convinzione, allora diffusa (e forse non errata) che la patina del tempo aggiungesse fascino alla vetustà. Ma quando è troppo è troppo. Dunque, ben venga la pulitura della vera, della zona circostante e della grata superiore rugginosa che dovrebbe proteggere dal gettarvi robaccia. 

Un’osservazione sul Grifo a rilievo. Si nota, in bella evidenza, l’effigie del Grifo rampante (sesso rigorosamente e perennemente eretto) “coronato”. A riprova del fatto che si trattava di opera pubblica destinata al libero attingimento. E che – questo è forse meno noto – la potabilità di quell’acqua era garantita dalla forza dell’autorità comunale. La corona sta a significare proprio questo (ai privati – che potevano rappresentare Grifi a go-go – non era consentito aggiungere questo specifico dettaglio).

Nel medioevo, se le guardie del  Comune avessero beccato qualche sciagurato gettarvi immondezze, lo avrebbero sanzionato e posto in ceppi. Lo si vede anche dalla scritta alla fonte del Piscinello: “Immondezze qui non si gettino né si lavi alcun drappo. Veglia la legge”. Ma oggi gli screanzati si burlano della legge e gettano dentro incarti, pacchetti, cicche e schifezze varie. Speriamo che i restauratori – col consenso della Soprintendenza – si decidano a coprire quella vera con una griglia a maglie fitte. Perché c’è sempre da temere (come ci hanno insegnato Fruttero&Lucentini) l’insopportabile “prevalenza del cretino”: esemplare subumano a riproduzione veloce e bassissima mortalità.

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