Goracci: Il sindaco, le donne, gli sms, le lettere e i soldi (non dati al Prc)

Nell'ordinanza di custodia cautelare emergono le accuse di violenza sessuale e di associazione a delinquere. Tutti i dietro le quinte da tre anni agli arresti di oggi

La passione per le donne e quella per i messaggini dello Zar Orfeo Goracci – come chiamato dagli inquirenti – era cosa nota a molti. Inseparabile dal suo telefono e capace di digitare a velocità ultrasonica. Un sindaco moderno, un politico online: molti lo hanno pensato. Ma l’ordinanza di custodia cautelare lascia presagire invece un pressing su alcune donne di cui lo Zar provava una simpatia.

“Quel si sapeva”: che trapela dal palazzo è figlio soprattutto di due-tre anni di lettere anonime inviate da Gubbio in primis ai vertici del Prc, poi alla magistratura ma soprattutto anche a giornalisti. Meno di sei mesi fa l’ultima arrivò per posta addirittura con una serie di nomi di donne. Lettere anonime ed esposti si sono susseguiti anche in Procura: da qui l’indagine che ha portato la Magistratura di Perugia ad indagare Goracci per violenza sessuale e associazione a delinquere finalizzata all’abuso di ufficio.

Nell’ordinanza il quadro qui fatto ritorna:”….costretto una dipendente, alla quale inviava numerosi sms e pressanti inviti per intrattenere rapporti sessuali, a subire atti sessuali, baciandola, cingendole le spalle e tirandola a sè, contro la volontà della donna, commettendo il fatto nella sua qualità di pubblico ufficiale e all'interno del proprio ufficio di sindaco…".

Ma maliziosamente – forse in maniera in volontaria – è la stessa magistratura che parla di un sindaco “plurifidanzato” al di là della dipendente che si è sottratta alle sue attenzione o che si sarebbe sottratta, il condizionale è d’obbligo: Lucia Cecili è una dipendente pubblica che secondo i magistrati è  "sentimentalmente al Goracci" ma c’è anche Antonella Stocchi, di due anni più anziana della rivale, "anche lei sentimentalmente al Goracci". Tutto vero? Ora sta alla difesa dimostrare il contrario anche dell’associazione per gestire assunzioni, incarichi e nuovi livelli in Comune.

Tra tante unioni spicca invece una separazione da tempo avviata con Rifondazione Comunista del segretario Stefano Vinti: “sospeso e chiese dimissioni” dal Prc che si apprestava tra l’altro a farlo fuori per un altro aspetto grave: il mancato versamento del 50 per cento dell’indennità di consigliere regionale - 3500 euro al mese – da un anno a questa parte. Tradotto: sui 50mila euro. Non avendo versato i denari entro l’anno l’ufficio di garanzia era pronto per l’espulsione del Goracci.

 

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