Appaltopoli, il processo: giudici respingono eccezioni delle difese

Nessuna delle eccezioni sollevate dalle difese dei 43 imputati a giudizio per l'inchiesta nota con il nome di Appaltopoli, è stata accolta dai giudici Cenci, Paini e Volpe

Tribunale ( Archivio )

Non passa la linea dei difensori che volevano far giudicare nullo il capo d’imputazione, che contestavano l’indeterminatezza delle accuse che il pubblico ministero Manuela Comodi aveva mosso agli indagati. I tre giudici che dovranno affrontare questo processo quanto mai complicato, hanno deliberato rigettando tutto. Anche quelle eccezioni che volevano estromettere Anas e Provincia di Perugia dalle parti civili.

L’opposizione del pm Comodi Ad opporsi alle eccezioni delle difese, il pubblico ministero Manuela Comodi che aveva chiuso questa indagine insieme alla squadra mobile di Perugia nel luglio 2008, dicendo che le contestazioni della difesa non stanno in piedi. Perché, questo di fondo il ragionamento fatto dal magistrato, se ad esempio avessi sequestrato le somme di denaro sarebbe venuta a galla l’intera indagine e non si sarebbe arrivati invece a ricostruire quanto accadeva a Perugia per l’aggiudicazione degli appalti della Provincia.

E' iniziato così, secondo Umbria 24, dopo tante udienze inutili, il processo a quella che accusa e gup hanno il comitato d’affari che gestiva l’assegnazione, previo pagamento di mazzetta, degli appalti della Provincia di Perugia.

Gli imputati, a vario titolo devono rispondere di associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio e truffa. In particolare, secondo le risultanze accusatorie, il «cmitato d’affari» era composto da imprenditori umbri e dirigenti della Provincia: Lupini Massimo, Carini Carlo, Mariotti Gino, Piselli Paolo, Bico Dino, Maraziti Adriano, Patumi Fabio e Maria Antonietta Barbieri.
 

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