Anno Accademico, il Rettore: "C'è chi vuole una Università solo per ricchi. I precari? Scelte sbagliate di chi mi ha preceduto"

Duro, durissimo e coraggioso. Il Rettore Moriconi dimostra come l'Italia, rispetto al resto dell'Europa, sta sbagliando tutto su crisi, famiglie e istruzione. Poi non chiude gli occhi sul passato dell'Unipg: "Fu adottata una politica imprevidente, i cui effetti oggi brillano per la loro gravità"

Il coraggio di dire le cose per come stanno. Il coraggio che viene da un rettore "libero" e che non pensa ad altri mandati. Parole dure per ribadire che a pagare il conto della crisi sono sempre di più le famiglie e gli studenti, quelli meritevoli, che andrebbero assunti dopo la laurea e le loro ricerche finanziate per il bene del Paese, per uscire da questa eterna crisi economica. 

Nel giorno dell'inaugurazione dell'anno accademico numero 708 per l'Università di Perugia arriva una relazione "realista" "dura" e di denuncia dal rettore Franco Moriconi che sa bene quanto sia stato difficile invertire la rotta che portava al declino (inteso soprattutto come iscrizioni) e quanto è ancora più difficile risalire ai tempi della crisi economica e dei tagli del governo che stanno riportando tutti e tutto indietro nel tempo:"quando l'università  selezionava per ceto sociale e non per merito". 

"Per questi motivi è ora di dire basta - ha detto amaramento il Rettore - di porre fine a un vaniloquio politico che maschera un’azione sconsiderata nei confronti dell'intero sistema universitario nazionale, e che a volte ci appare quasi come irrisoria e di scherno nei confronti di un'istituzione dal cui funzionamento, invece, dipende il futuro della nazione. Non ci stancheremo di ribadirlo: non si tratta esclusivamente di investire una quantità maggiore di risorse sull'Università, che pure appare un fatto fondamentale, ma anche di riassegnare dignità a un sistema vitale per il paese".

Che l'Italia non sia Paese che punta sull'Università lo ribadiscono i numeri: la riduzione del finanziamento pubblico italiano per l'università sale al 18,7%; i fondi a sostegno degli studenti e per il diritto allo studio sono stati tagliati del 15,8%, (a fronte di una crisi economica che sta provocando una diminuzione complessiva delle iscrizioni); il calo complessivo del personale universitario consista nel 13%, rispetto a una diminuzione media dei dipendenti pubblici del 5% (una scelta, per altro, che sta impedendo a molti giovani meritevoli l'accesso ai ranghi della carriera universitaria). 

Rispetto al PIL l'Italia destina al sostentamento del sistema universitario lo 0,4%, a fronte dello 0,51% del Regno Unito, dello 0,73% della Spagna, dello 0,98% della Germania, dello 0,99% della Francia. Per rendere ancora meglio l'idea nel 2010 in Italia la spesa per studente è stata di 9580 dollari, che equivale al 30% in meno rispetto alla spesa media dei paesi OCSE, ovvero del 40% in meno di nazioni quali Francia, Regno Unito e Belgio, o ancora del 50% in meno dei paesi del Nord Europa.

"Come hanno reagito paesi leader in Europa - ha affermato nella relazione il Rettore - quali Francia e Germania di fronte alla crisi economica? Ecco, tra il 2010 e il 2013, la Francia ha aumentato i fondi pubblici destinati all'Università e alla Ricerca del 3,6%, mentre la Germania ha elevato il finanziamento del 20%: appare chiara l'idea diffusa in quei Paesi che il sistema universitario è una risposta alla crisi, una via per il progresso delle nazioni. Bene, a fronte dei suddetti aumenti, negli stessi anni l'Italia ha ridotto i propri fondi del 9,9%".

Il Rettore affronta anche il dramma dei precari dell'Università: molti assunti a tempo determinato negli anni passati e ora tagliati per la mancanza di risorse. Moriconi va giù duro anche contro l'ex rettore Bistoni: "Una non trascurabile anomalia del nostro Ateneo rispetto all'andamento nazionale, consiste nello sbilanciamento numerico a vantaggio della componente del personale Tecnico-Amministrativo 
rispetto alla componente del personale Docente. Quest’ultimo fattore rende ancor più complessa l’altra urgente e drammatica realtà, vale a dire l’impossibilità di reiterare, alla luce della normativa sopravvenuta e dei pareri resi dagli organi consultivi della Pubblica Amministrazione, i contratti di un cospicuo numero di persone assunte a tempo determinato, i cosiddetti precari". 

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E giù con l'affondo al al lungo periodo di governo di Bistoni: "Se da un lato deve essere chiaro l’impegno che l'Università di Perugia, grazie anche allo sforzo del Consiglio d’Amministrazione, sta profondendo alla ricerca di un percorso funzionale alla positiva soluzione della problematica, nonostante le evidenti difficoltà, dall’altro deve essere altrettanto chiaro come questa situazione sia in gran parte una delle più gravi eredità lasciate dall’Amministrazione precedente, che condusse, specie negli ultimi anni, una politica imprevidente, i cui effetti oggi brillano per la loro gravità. Voglio ricordarlo, perché un paese progredito e civile non può prescindere dall’assegnazione delle responsabilità, che è sempre  esercizio di trasparenza e democrazia. E voglio ricordare a chi m’invita a chiudere gli occhi sul passato, anche dalle colonne di qualche giornale locale, che senza un'analisi corretta del passato non è possibile la progettazione e la costruzione di un futuro migliore".

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