La tratta delle schiave: donne e minorenni "importate" dall'Albania e gettate sulla strada

Sono finiti in aula un clan di albanesi accusati di sfruttamento della prostituzione e non solo. La denuncia è partita direttamente da una delle prostitute che veniva regolarmente "venduta" in mezzo alla strada. Ad essere stata liberata dalle angheria del gruppo anche una minorenne

Operano in tutta la città. Vendono cocaina e prestazioni sessuali a basto costo. Non si fermano di fronte a nulla, pronti a lucrare anche sul corpo di una minorenne che proprio non ne vuole più sapere di vendersi per pochi euro. La segregano in casa e precisamente in un appartamento in via Cortonese, insieme al fratello e a una prostituta che la sorvegliano notte e giorno, alternandosi a vicenda.

Questa volta però qualcuno ha parlato. Stanca e a sangue freddo si è diretta in caserma “infamando” la cricca. È una “schiava” del sesso questa volta a fare i nomi, snocciolandoli davanti agli inquirenti. A raccontare le indagini, a seguito delle denunce, il maresciallo Barucci, finito in aula oggi, 5 novembre, per ripercorrere un’inchiesta che vede come protagonisti i giri loschi dell’altra Perugia, quella fatta di spaccio e prostituzione.

Intercettazioni, strani discorsi e alla fine la porta di quell’appartamento “abbattuta”, come dice il maresciallo in aula. Dietro alla quale si trovava proprio la minorenne "comprata" al mercato nere delle “schiave”, quelle pronte per essere vendute e messe in strada.

Di giorno si prostituiva al Pantano, mentre di notte era solita andare vicino alle officine Piccini. Poi quel "no" improvviso. Le botte e infine la reclusione. Ma ci si avvicina alla verità solo quando vengono sequestrati quei 100 grammi di cocaina a una squillo che si trovava quasi per caso a Gubbio. Si infittiscono le indagini. Si ricostruiscono i legami, grazie anche alla denuncia della prostituta, e si arriva a scoprire i capi del clan, tutto e solo albanesi, ovviamente imparentati tra loro.

Decidevano i “turni”, le spostavano a secondo delle esigenze e se richiesto le spedivano a casa di qualche cliente con la droga. Adesso il clan dovrà rispondere di sfruttamento della prostituzione, anche minorile, e di spaccio.

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