Da San Bevignate partivano i flagellanti, oggi da lì si rilancia il messaggio capitiniano

Il 50mo anniversario della morte di Aldo Capitini celebrato con un doppio evento. Si parla del volume “La Compresenza dei morti e dei viventi”

Il 50mo anniversario della morte di Aldo Capitini celebrato con un doppio evento: la mattinata al Tecnico Capitini con oltre 600 alunni, i cui lavori sono stati raccolti in volume, e il pomeriggio al complesso templare di San Bevignate. A presentare la ristampa dell’ultima opera, e forse (meritatamente) la più famosa, del filosofo perugino. Partecipano Piero Giacchè, Giancarlo Gaeta, Giuseppe Moscati, tutti con spiccate competenze scientifiche. Più Valeria Andreani, sorella di Monia (ci ha lasciati nel mese di maggio) che fu una dei più persuasi formatori, presso le scuole umbre, sul tema capitiniano “il potere di tutti”, al quale aggiunse una postilla “e di tutte”, virata e arricchita da una convinta dimensione femminista.

Si parla del volume “La Compresenza dei morti e dei viventi” che costituisce, in qualche modo, la “vittoria sulla morte”, in nome di una visione improntata al dialogo con quanti ci hanno preceduto. “Perché – dice Lanfranco Binni che coordina l’evento – i morti non muoiono ma continuano, attraverso di noi, un dialogo ininterrotto a costituire il filo rosso che lega le generazioni. E si protende verso il futuro, in un colloquio incessante fra passato e presente”. Poi Lanfranco fa il punto sulle realizzazioni effettuate in questi due anni e mezzo, in preparazione dell’anniversario: riapertura dello studiolo capitiniano in Palazzo dei Priori, riscoperta dell’appartamentino sotto la torre campanaria con la rimozione dei brutti pannelli in cartongesso, ristampa di opere fondamentali (ben tre, solo nel corrente anno).

Da qui partivano i flagellanti che, mortificandosi ad maiorem gloriam Domini percorrevano le strade di Perugia. Siamo vicino al cimitero dove egli è sepolto. Binni annuncia una prossima edizione della “Compresenza” in francese e tedesco. Ripercorsi i concetti capitiniani, Lanfranco ricorda: “Aldo era innamorato del Duecento e di questo luogo, come sta scritto nel suo volume “Perugia” (che l’Inviato Cittadino ha ripubblicato qualche anno fa, ndr). Quale migliore occasione per rendere vivo e costante questo dialogo?”.

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Poi la notazione: “È morto alle 23:30 del 19 ottobre di mezzo secolo fa. Nessuno ricorda il nome del questore cui toccò il compito di comunicare a Roma che il ‘sorvegliato speciale’ Aldo Capitini era deceduto. Tutti, invece, ricordiamo il nome, il pensiero, l’insegnamento di Aldo”. Già perché la nonviolenza – che non è acquiescenza passiva, ma lotta e conquista quotidiana – è sempre più forte della violenza. E fa paura al Potere: chiuso, occhiuto, ottuso.

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