#iorestoacasa, ma come fare a gestire i conflitti di coppia? La parola alla psicologa

La difficile quarantena causata dal Covid-19 può risultare ancora più pesante quando esistono conflitti di coppia o problematiche con i figli adolescenti pregresse alla contingente emergenza sanitaria. Ecco come affrontare la situazione

In questo momento in cui è indispensabile rimanere in casa per evitare di propagare il contagio da Coronavirus, la situazione potrebbe diventare insostenibile. Pensiamo infatti a tutte quelle situazioni in cui in famiglia esistono conflitti pregressi, specialmente quelli di coppia, con a fianco il marito o la compagna con la quale si sta vivendo una crisi o un conflitto precedente a questa situazione. Come fare in questo caso?

Ne abbiamo parlato con  Maria Luisa Tiberini, psicologa psicoterapeuta E.M.D.R. Therapist del Centro Co.Me.Te. di Perugia: “In questi casi, per quello che è possibile, è opportuno sospendere i conflitti, o magari affrontarli e risolverli se se ne hanno gli strumenti. Sospendere le situazioni di incomprensione o litigio, da una parte non deve essere frustrante, cioè non bisogna fare finta di nulla: tenere in considerazione che il conflitto c’è ma metterlo momentaneamente da parte per affrontare l’emergenza, con la prospettiva che poi lo si affronterà, successivamente, magari chiedendo aiuto alle figure giuste.

Vita in quarantena con adolescenti e con i più piccoli

Anche con i figli adolescenti si possono vivere momenti difficili a causa della lunga convivenza forzata. Ci viene in aiuto la psicologa: “Per un adolescente vale sempre la necessità di vivere spazi in autonomia, ma sapendo sempre che il genitore è presente e disponibile a sua richiesta. Anche in questa situazione, dobbiamo cercare di lasciare loro degli spazi di libertà, senza stare a controllare cosa fa e che combina, ma dall’altra parte esserci per i suoi bisogni di confronto e condivisione.

I piccolissimi, invece, in questa fase potrebbero diventare particolarmente bisognosi di mamma e papà, richiedendo un aumentato bisogno di contatto. 

“Con i bambini piccoli - consiglia la psicologa Tiberini - bisogna cercare di rassicurarli, dedicando loro momenti più lunghi di gioco esclusivo. Magari, se siamo costretti comunque a lavorare con lo smart working, se il bambino richiede le attenzioni dei genitori si può chiedergli di aspettare un poco, per poi dedicarsi loro in quel momento prezioso in cui si va a riempire il loro serbatoio affettivo. Se il bambino dà segni di stanchezza, allora si può cambiare attività e proporgli qualcosa di diverso”.

Per spiegare ai bambini quello che sta accadendo, esistono alcuni supporti in rete come quello visionabile a questo link.

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