Perugia, i vandali distruggono la galleria a cielo aperto di viale Faina: Adriano non molla

Un atto di puro e semplice teppismo: la distruzione delle sculture in creta appoggiate agli alberi di viale Zeffirino Faina, e nel muro perimetrale, nel tratto fra la Casa dello Studente e il Cassero

Un atto di puro e semplice teppismo: la distruzione delle sculture in creta appoggiate agli alberi di viale Zeffirino Faina, e nel muro perimetrale, nel tratto fra la Casa dello Studente e il Cassero… ma Adriano non molla.

Il mite Adriano Massettini, infermiere con la passione dell’arte, aveva disseminato in quel tratto – fra tronchi e muri scrostati – il valore aggiunto dell’arte improntata alla logica del dono.

Non c’era chi non si fermasse ad ammirare, e spesso a fotografare, quella Galleria densa di simboli, immagini antropomorfe e animalesche, forme fantasiose e fantastiche.

La nostra nota di ieri ha suscitato, nei social, una serie di reazioni concordi nel dimostrare, da parte della civitas perusina, vicinanza allo scultore e deprecazione nei confronti degli anonimi distruttori che agiscono come ladri, col favore delle tenebre.

Ieri mattina, Adriano ha raccolto i frammenti del suo lavoro. Ha tirato su da terra diverse secchiate di materiale, ha messo tutto in diverse buste e, pazientemente, ha portato quei miseri resti a riposare in pace nel piccolo orto. È un fazzoletto di terra, annesso di un miniappartamento che possiede presso le case operaie, costruite ai primi del Novecento per gli operai della Saffa, azienda che fabbricava fiammiferi “igienici” (ossia senza fosforo) in corso Garibaldi. Sulla parete a fianco dell’orto ha una mostra strepitosa di piccole sculture. Se uno si reca lì, ne può prendere una o più, se gli va. Adriano le dona senza riserve a chiunque.

Aveva pure messo un cartello, Adriano, in cui faceva parlare le sue sculture. Eccone il testo: “È vero: eravamo solo forme di argilla. Però anche noi ambivamo a raggiungere quegli ideali di purezza e di estetica sublime che eleva le anime. Ma la mano di un vigliacco, che agisce di notte, ci ha fatto ritornare nella polvere. Servono forse telecamere, sorveglianti, per quell’umile argilla? No, solo un po’ di rispetto”.

Numerose opere stanno anche effigiate nel muro, definito “the wall of dreams” (“il muro dei sogni”). Adriano ci aveva messo anche un libro sul quale chiunque poteva scrivere il suo sogno, per condividerlo con gli altri, in una prospettiva di comunione dell’avventura esistenziale. Vita e morte, sogni e desideri, illusioni e disillusioni. Perché, è stato detto, “siamo fatti della stessa materia dei sogni”.

Stamattina sono salito in viale Faina e Adriano era lì. L’ho convinto a non abbandonare l’esperimento, sebbene Adriano sia amareggiato da tanta violenza. So per certo che riprenderà, perché la cultura del dono gli appartiene e non è giusto arrendersi alla violenza di qualche mentecatto. “Mi auguro – dice Adriano – che capisca e si ravveda”. 

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