SPECIALE EUmbria Da Milano a Sant’Anatolia per fare la tesi sugli “ecomusei”: l'Europa tutela le tradizioni

Sara Andreoni è una laureanda della Bicocca di Milano che, almeno ogni due mesi, scende in Valnerina per lavorare alla sua tesi di laurea

"Articolo realizzato nell’ambito del Progetto FISE- Europe Direct Terni – Comune di Terni – Università di Perugia, con il cofinanziamento della Commissione Europea".

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Sara Andreoni è una laureanda della Bicocca di Milano che, almeno ogni due mesi, scende in Valnerina per lavorare alla sua tesi di laurea nell’ambito di un progetto di ricerca. Svolge le sua attività presso l’Ecomuseo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco in qualità di pedagogista, dando il suo contributo per la creazione delle “mappe di comunità”, obiettivo finale di un progetto che sta ancora muovendo i primi passi. L’Ecomuseo di Sant’Anatolia è una delle antenne dell'Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra ed è membro dell'International Council of Museums – ICOM. Per nascere ha beneficiato di 190.000 euro del fondo europeo per lo sviluppo regionale – POR FESR Umbria – nell’ambito della programmazione 2007- e rappresenta un nuovo modo di conoscere un territorio. 

A differenza dei tradizionali musei, ha come oggetto il paesaggio stesso, la quotidianità di chi lo abita e la sua storia, coinvolgendo attivamente la popolazione con l’obiettivo della riscoperta delle identità locali, introducendo un sistema innovativo di esplorazione dei territori capace di creare ambienti di apprendimento interattivi. Ciò spiega anche perché l’Ecomuseo è diventato il braccio operativo del progetto sulle “Mappe di comunità”. Questo iniziativa ha mosso i primi passi in Inghilterra negli anni ‘80 ed è arrivata per la prima volta in Italia nel 2000. 

L’idea è consentire agli abitanti di un territorio di rappresentare il paesaggio e le tradizioni che desiderano trasmettere. Queste mappe necessitano della partecipazione attiva della popolazione ed evidenziano il modo in cui la comunità percepisce i propri spazi, le sue memorie, il suo percorso di evoluzione. All'atto pratico si configurano come delle rappresentazioni cartografiche, o elaborati, in cui la popolazione possa riconoscersi.

Visto che l’elaborazione delle mappe ha una componente interattiva col la gente del posto, anche per permetterne continui aggiornamenti, il progetto richiede la presenza di figure specializzate nel settore della conoscenza. Affinché gli Ecomusei ricreino quel rapporto tra popolazione ed ambiente che negli anni si è perso, alla base anche delle mappe di comunità,è necessario che all’interno dell’equipe ci siano anche educatori e pedagogisti, come peraltro previsto dalla Convenzione Europea del paesaggio.

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