Uno storico esercizio in piazza Ansidei riapre i battenti, sebbene in mutate forme

Si chiama, "Trattoria Piazza Ansidei", il titolare Paolo: "Prosegue la tradizione di queste mura, fino dal 1939 qui si somministravano cibi e bevande"

Uno storico esercizio in piazza Ansidei riapre i battenti, sebbene in mutate forme. Si chiama, appunto, Trattoria Piazza Ansidei. Il titolare, Paolo, un giovane e attivissimo imprenditore, intende farne un luogo che esalta le produzioni locali. Nel solco della tradizione.

Dice: “Offro ai clienti, ogni giorno, due primi, due secondi e un contorno. Preferisco non riciclare niente. Cucino quotidianamente e non metto via quello che avanza: a fine serata, ce lo mangiamo noi. Posso fare a meno del frigo”.

Precisa: “Frutta e ortaggi provengono da vicino Magione. La carne è chianina, allevata in prossimità del capoluogo: per l’esattezza a Maestrello. Non teniamo bibite di qualsiasi genere, ma solo acqua, vino in confezione intera e birra, anche questa rigorosamente nazionale”.

Racconta: “Dalle mie ricerche, risulta che in questa sede fu aperta un generi alimentari, una pizzicheria tipica, nel lontano 1939. Poi una tavola calda. Addirittura vi ebbe sede uno dei primi ristoranti cinesi. Infine, in periodo recente, una birreria”.

“Insomma – conclude – restiamo solidamente ancorati alla somministrazione di cibi e bevande”.

L’esercizio, aperto il 4 luglio, è stato addirittura preso d’assalto per Umbria Jazz: era passata voce circa la genuinità e la qualità offerte in questo esercizio. Molti sono stati i musicisti attratti dal buon nome che la trattoria è riuscita a costruirsi in un tempo brevissimo.

Umbricelli con guanciale, pomodoro e pecorino; maccheroni all’uovo con salsiccia e ricotta fresca di pecora; bistecca di pollo disossata al rosmarino con panzanella; salsicce e straccetti di chianina al vino bianco con panzanella; dolce al cioccolato. I primi a 8 euro, i secondi a 12, il dolce a 4 euro. Questo recita il menù odierno. Prezzi popolari per prodotti di qualità.

D’altronde, Paolo non accetta compromessi: solo pasta fresca, rigorosamente fatta a mano, più ingredienti di solida affidabilità. È così che si porta alta la medaglia della peruginità.

“Perché il cibo è cultura, storia, identità che non vanno mai tradite”, conclude Paolo con orgoglio. Impossibile dargli torto.

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