Università di Perugia, la nuova arma contro il tumore: la biopsia liquida

Lo studio del professor Rulli pubblicato sulla rivista Annals of Clinical Oncology: ecco come funziona

E' un prelievo di sangue, ma ha potenzialità enormi. “E' il futuro” nella lotta al tumore, per dirla con le parole del professor Rulli.

Perché “in Italia 85% di chi si è ammalato per neoplasia al seno 5 anni fa è ancora in vita oggi: un risultato eccezionale. Ma la grande sfida sarà per quel 20-30 % che, a 10 anni, deve riaffrontare il tumore al seno”, spiega Rulli. Lo studio, pubblicato dalla prestigiosa rivista scientifica internazionale “Annals of Clinical Oncology", è proprio per quelle donne.

Adesso c'è una nuova arma, calibrata dai ricercatori dell'Università di Perugia e dell'Azienda ospedaliera di Perugia. E' la biopsia liquida.

“Abbiamo aperto una nuova finestra nell'universo dell'Oncologia. La biopsia liquida - spiega il professor Antonio Rulli, direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Generale, coordinatore scientifico della Sezione di Chirurgia Oncologica della Mammella e dei Tessuti Molli del Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Biomediche e presidente per la Regione Umbria della Lega Italiana per la Lotta ai Tumori – serve a comprendere l’eterogeneità del tumore e l’evoluzione del tumore, adattando il trattamento di conseguenza”.

Ma cos'è? Lo spiega Rulli: “Questa biopsia liquida è uno strumento diagnostico e prognostico che può essere complementare alla biopsia chirurgica. Qui parliamo di un semplice prelievo di sangue periferico, dal braccio della paziente, che viene fatto prima dell'intervento chirurgico, dopo l'intervento chirurgico, dopo sei mesi dalla fine delle terapie e il quarto prelievo a un anno dal primo, come follow up. Con questi quattro prelievi seguo passo passo la malattia della paziente”.

E questa biopsia liquida è unica, perché, spiega Rulli, “è la prima biopsia liquida completa di cellule, dna libero e dna della cellula tumorale circolante”. Cioè “una mappa completa di quello che il tumore rilascia nell'organismo”. In più permette di seguire “la mutazione della cellula tumorale, permettendoci così una terapia mirata”.

E ancora: “Al momento - sottolinea Rulli - non esiste indagine radiologica che riesca a dire con precisione il numero di cellule tumorali circolanti. Con la nostra biopsia liquida isoliamo e contiamo le cellule tumorali circolanti. Sequenziamo il dna del sangue circolante e quello delle cellule tumorali”. Così “abbiamo capito che la cellula che si stacca dal tumore ed entra nel torrente circolatorio ed esce per finire negli organi-filtro generando metastasi cambia, muta”.

“Ho fatto questo lavoro perché mi sono stancato a fare il “fotografo” della sala operatoria – racconta - quando opero tolgo il tumore, ma c'è qualcosa in più: queste cellule che sono uscite, sono loro che condizionano il futuro della paziente. Queste cellule entrano nel sangue e mutano. Bisogna capire cosa diventano per effettuare la terapia specifica per combattere quel tumore”.

La biopsia liquida dei ricercatori perugini è stata messa a punto perché “la prima causa di morte nei pazienti oncologici è rappresentata dalla diffusione metastatica del tumore a partire dal sito primario”. E quindi, spiega ancora Rulli, “comprendere i meccanismi che portano la cellula tumorale primitiva a trasformarsi in una cellula tumorale a capacità metastatica è fondamentale affinché si possa bloccare il processo di invasione tumorale e formazione delle metastasi a distanza”.

Sono stati eseguiti ed esaminati oltre 100 prelievi di sangue periferico: "Per validare la ricerca - sottolinea Rulli - dobbiamo arrivare a 800 – 1000 casi per far sì che i nostri risultati possano passare dal laboratorio alla corsia e disponibili per tutti".

La scoperta è frutto della ricerca finanziata con il 5 x 1000 anno 2014 della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) e realizzata dal Dipartimento di Scienze Chirurgiche e Biomediche dell'Università degli Studi di Perugia (Prof.Antonio Rulli) in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Sperimentale (Prof. V. N. Talesa e Prof.ssa C. Antognelli) e il Laboratorio di Biologia Molecolare, della Struttura Complessa di Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera di Perugia (Dr.ssa W. Ludovini e M. Sigillino). 

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