Storie perugine - Quel frate malandrino e ladro che rubò il prezioso Santo Anello

E a quel frate ladro del Santo Anello, la chiesa perugina ha perfino dedicato un busto… a perenne memoria

A quel frate, disonesto e malandrino, ladro del Santo Anello, la chiesa perugina ha perfino dedicato un busto… a perenne memoria. Il busto a frate Winterio di Magonza si trova alla fine del chiostro maggiore  dei canonici della cattedrale, in adiacenza all’ingresso della Biblioteca  Dominicini. Sia chiaro: i perugini non lo sanno e non vanno a riverirlo. Per fortuna.

I fatti sono noti. Il 2 luglio 1473, un frate minore tedesco, Winterio appunto, scappò dal convento di Chiusi portando con sé l’anello sponsale della Vergine e del suo “virgineo sposo”. Si trattava di una preziosa reliquia, oggetto di culto e venerazione (anche se, logicamente, fasulla… come quasi tutte le reliquie).

Dopo vicende romanzate (in realtà pare si trattasse di furto su commissione, per rilanciare il turismo religioso della Vetusta) Winterio si rifugiò a Perugia i cui maggiorenti accettarono di buon grado la preziosa reliquia e fecero di tutto per tenersela. Il Santo Anello era in buona compagnia, dentro la Cappella della Confraternita, poi istituita da Bernardino da Feltre, nel 1487: accanto allo Sposalizio della Vergine del Perugino (a sua volta, poi, involato dai francesi), l’altare di Benedetto Buglioni e il prezioso tabernacolo argenteo del Roscetto. Non  staremo qui a ripetere la storia delle 14 chiavi e altre cose arcinote.

Sta di fatto che Perugia arrivò quasi al punto di scatenare una guerra con Chiusi e Siena, ma tenne duro e protesse la reliquia coi denti. Generose le ricompense per il frate: vitalizi, rettorato di chiesa, onori, come se fosse stato il più santo degli uomini. Ma non basta. Per ricordarne le epiche imprese e l’asserita “generosità”  (fu invece lautamente compensato dal Comune e dalla Chiesa) gli fu dedicato il busto, che oggi, per fortuna, i perugini… ignorano.

Il frate appare in tutta la sua lugubre bruttezza. E, sotto quel tondo, una scritta in latino recita (mentendo, in parte): “Fr. Winterius OM pronubum B(eatae) M(ariae) V(irginis) anulum Clusio Perusiam detulit a(nno) MCCCCLXXIII” (ossia: Fra’ Winterio dell’ordine minore che l’anello pronubo della Beate Vergine Maria portò da Chiusi a Perugia nel 1473”. Sarebbe stato più corretto scrivere “furatus est”, ossia “rubò”.

Nota (forse) non inutile. Si continua a sentire l’assurdità che in quella reliquia identifica l’anello sponsale che la Madonna (quindicenne) avrebbe portato al dito dopo la cerimonia. Falso! Basta guardare le dimensioni! Le cose stanno così: la liturgia ebraica prevedeva che gli sposi fossero uniti da un fazzoletto i cui lembi venivano fatti passare attraverso un anello, poi stretto, a simboleggiare unione di eterno amore. Non era, dunque, quello del dito. Come si può agevolmente comprendere.

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