San Lorenzo, il sangue misterioso e miracoloso del martire

Oggi, 10 agosto, insieme alle scintille di stelle, metafora di braci ardenti, si evoca il martirio del santo intestatario della chiesa cattedrale

Quel sangue miracoloso, e misterioso, di San Lorenzo martire. E perché la gratella sugli architravi della Vetusta. Oggi, 10 agosto, insieme alle scintille di stelle, metafora di braci ardenti, si evoca il martirio del santo intestatario della chiesa cattedrale. Non solo a Perugia. Nella città di Amaseno (provincia di Frosinone), dove si conserva un reliquario col sangue del diacono martire Lorenzo, avviene la liquefazione di quella materia che per tutto l’anno è in stato di coagulazione. Un evento simile al più noto fenomeno della liquefazione del sangue di San Gennaro. 

Da oltre tre secoli, il fatto si reitera nel dies natalis (ossia il giorno della morte, quando “nasce” alla vita di santo) del martire in graticola: evento avvenuto il 10 agosto di ben 1760 anni fa, tondi tondi.

Lorenzo, terzo patrono di Roma (dopo Pietro e Paolo) e compatrono di Perugia, o meglio: intestatario della cattedrale. In Amaseno, dentro una preziosa teca (foto 1), sono contenuti frammenti di pelle, scaglie di carbone, terriccio e sangue, raccolti (chi dice in uno straccio o in una spugna, chi in un lacrimatoio) da due soldati romani, mentre quei miseri resti scolavano sotto il braciere dove il santo esclamò “Sono cotto. Girami e mangia di me!”, alludendo alla comunione eucaristica.

Nella Collegiata di S. Maria, in Amaseno, si trova la reliquia, composta di una massa sanguigna, mista a grasso, a ceneri e a un brano di pelle, del peso complessivo di 50 grammi. Nella liquefazione, il colore rosso vivo del sangue si distingue dagli altri elementi misti ad esso.
La pelle, in parte accartocciata e, naturalmente, arrostita, galleggia e si separa dal grasso. La liquefazione avviene anche fuori della data canonica: in questo caso annuncia gravi calamità, guerre, disgrazie, carestie, epidemie. Ma promette anche protezione agli oranti. Il fatto che si verifichi in diverse occasioni documenta (a detta dei fedeli) che non si tratta di un fatto naturale, ma soprannaturale.

Si dice: “Digitus Dei est hic”, ossia “Qui c’è il dito di Dio”. La pubblicazione dalla quale abbiamo attinto le notizie porta l’imprimatur delle autorità religiose preposte. Non è fuori luogo ricordare che esiste il riconoscimento ufficiale della Santa Sede a confermare la fede nel miracolo perenne di questo prodigioso sangue che si scioglie.

E – in onore di Lorenzo – non è un caso che, a Perugia, sull’architrave di tutte le proprietà immobiliari del Capitolo (specie alla Conca, in P.S. Angelo e altrove), compaia scolpita la graticola che ricorda il tormento del fuoco. E in cattedrale si esponga la statua del santo con la palma del martirio e a fianco la gratella (foto 2). E che, infine, fra l’altro, Lorenzo sia patrono di cuochi, rosticcieri, pompieri.

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