Ex carcere di Piazza Partigiani, la cittadella giudiziaria non piace a tutti: ecco riemerge il progetto alternativo: più accoglienza, più cultura

Partecipato incontro, tenuto presso la sede dell’Associazione Porta Santa Susanna, dal titolo “Giuseppe Polani e l'architettura panottica del carcere maschile di Perugia”. Relatore di vaglia l’ingegner Paolo Belardi

da sin Giuseppe Severini, Paolo Belardi, Franco Bozzi

La cittadella giudiziaria è una bufala: non si può e non si deve fare. Questo il succo del partecipato incontro, tenuto presso la sede dell’Associazione Porta Santa Susanna, dal titolo “Giuseppe Polani e l'architettura panottica del carcere maschile di Perugia”. Relatore di vaglia l’ingegner Paolo Belardi, docente di lusso dello Studium perusinum, accreditato da un percorso didattico che lo ha visto docente presso blasonate Università, come La Sapienza e Napoli. Oltre che stimatissimo e dinamico direttore dell’Accademia Pietro Vannucci della città d’Euliste.

Belardi dichiara di voler prendere posizione su una “vexata quaestio” in cui è la disinformazione a farla da padrona. Detto in soldoni: se ne parla a sproposito, senza tener conto di quanto (in termini di studio, ricerca, progetto, rilievo) è già stato fatto, fino al punto da poter disporre di un progetto esecutivo (“sbagliato, ma esistente”) che ha portato a conclusioni puntuali. Addirittura il tutto è formalizzato in un plastico che viene proposto al pubblico. Alla realizzazione della cittadella giudiziaria ostano motivi di ordine culturale, sociale, economico, fisico, simbolico…

Quale il primo ostacolo, che non dovrebbe essere ignoto agli addetti ai lavori? Il fatto che su quel bene insiste il vincolo monumentale della Soprintendenza… a meno che non venga rimosso: circostanza che appartiene all’ipotesi del terzo tipo: quella dell’impossibilità. Le dimensioni delle celle, l’intangibilità delle strutture sono cose troppo note per essere messe in dubbio. Belardi propone una serie di situazioni, nel mondo, in cui il carcere è stato soggetto a un efficace restyling e relativo riuso: ostello, albergo di lusso, mercatino, fabbrica d’arte. Ma cittadella giudiziaria mai.

La diegesi storica si dipana attraverso un profilo del progettista, le fasi della realizzazione (sbancamenti, utilizzo dei materiali fittili della demolita Rocca Paolina, ampliamenti). I problemi, dunque, sono tanti e insormontabili. Fra gli altri, chi garantisce sulla stabilità geologica di questo enorme sbancamento? Le conclusioni dello studio di Belardi & Co. non le hanno viste, né tantomeno acquisite, quanti parlano a (s)proposito di cittadella giudiziaria? “Nessuno ci ha chiesto nulla”, asserisce senza tema di smentita Paolo Belardi.

La Giunta comunale ne ha discusso? Mah! Insomma: il carcere è un bene culturale immodificabile ed è inutile ricamarci sopra. Il consigliere Giuseppe Severini rinforza le argomentazioni offerte da Belardi sottolineando le conseguenze esiziali che lo spostamento degli uffici giudiziari comporterebbe sul tessuto economico e sociale dell’acropoli. Un motivo in più per discutere della questione con cognizione di causa.

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