Non possono aprire il salone dei sogni e perdono 60mila euro di investimenti: "Esposto alla Procura"

Questa è la storia di due parrucchiere perugine, Laura Tulipani e Marta Rotoloni, che all'ultimo secondo scoprono di non poter aprire il nuovo salone

Il sogno si sgretola a pochi passi dall'arrivo. E 60mila euro di investimento finiscono in cenere. Questa è la storia di due parrucchiere perugine, Laura Tulipani e Marta Rotoloni, che all'ultimo secondo scoprono di non poter aprire il nuovo salone in via Trasimeno Ovest. Perché sull'immobile il piano regolatore di Perugia c'è una destinazione d'uso diversa: servizi ai viaggiatori. Il sogno di aprire e i soldi bruciano.

Le due parrucchiere, però, non si arrendono, anche se il proprietario dell'immobile gli ha chiesto indietro i soldi per smontare impianti e attrezzature. E a PerugiaToday annunciano: “Faremo un esposto alla Procura della Repubblica di Perugia contro il Comune”. Già, il Comune. Anzi, meglio: “contro i tecnici del Comune”. Come spiega Marta Rotoloni, “presenteremo un esposto alla Procura. I tecnici del Comune ci hanno detto che la destinazione d'uso era per i servizi ai viaggiatori e poi apre un negozio di vestiti? Il Piano Regolatore come fa a essere interpretabile? Paghiamo un mutuo per un investimento che abbiamo totalmente perso, vogliamo giustizia”.

La storia del salone che non ci sarà - iniziata nel 2017 e terminata nel 2018 - la ripercorre Laura, con un post su Facebook: “Lo scorso anno abbiamo fatto bene i nostri conti e, armate di coraggio, abbiamo deciso di investire i risultati dei nostri sacrifici e i nostri risparmi in un nuovo negozio, più grande, più centrale e in costruzione. All'inizio andava tutto alla grande e anche se con non poche preoccupazioni e un pò di paura, visto i tempi che corrono, ci siamo lanciate in questa nuova avventura, abbiamo fatto un contratto di affitto in questa nuova e centralissima struttura in costruzione e abbiamo investito i nostri soldi per la realizzazione del nuovo negozio”.

E ancora: “Tutto bene fino al giorno (pochi giorni prima della prevista apertura) in cui un "gentilissimo" tecnico del Comune si è fatto scrupolo di venirci a comunicare che noi in quello stabile tanto ambito, dopo mesi di lavoro e soldi investiti, non avremmo potuto aprire”. Non è finita: “Lo stesso a parole, a voce, s'intende, ci sconsigliava vivamente poiché da piano regolatore, a dir suo....la nostra attività non era conforme e, se avessimo aperto...ci avrebbero fatto chiudere. Non ci conveniva quindi nonostante i soldi spesi procedere. Infatti sosteneva che in quello stabile avrebbero potuto aprire solo attività come tabaccai, biglietterie, bar, ristoranti, attività cioè dedicate al turista”.

Crac. Sogno in frantumi: “Nel frattempo - prosegue il racconto di Laura - la nostra nuova attività sfumava con tutti i nostri propositi e con tutti i nostri soldi. Zero risposte, poche e confuse, parole dette e rimangiate, assenza totale di supporto a tutti i livelli, partendo dal carissimo proprietario dell'immobile che non ha sentito ragione, e che, sin da poco dopo l'accaduto, si è fatto scudo dietro l'avvocato. Nel frattempo nel famoso stabile, come se non bastasse, per magia iniziavano ad aprire attività di ogni genere: dall'abbigliamento alle agenzie di viaggi ....e non iniziamo a non capire. Come è possibile, con quello che ci hanno detto e soprattutto con il negozio sfumato sotto gli occhi. Incredibile ma vero ci vediamo richiedere dal proprietario anche la richiesta di risarcimento per la rimozione dei nostri lavori”.

E anche l'incontro con il sindaco, “con tanto di squadra di tecnici al completo”, non va bene: “Balbettii, cinguettii, scuse e parole vane, salvo sentirsi dire che sì, il piano regolatore dice così, ma in realtà è interpretabile. Incredibile. A questo punto nel bel mezzo del tanto agognato incontro istituzionale atteso per mesi, mi alzo, saluto e schifata me ne vado. Mi scendono le lacrime nel corridoio che percorro uscendo”. 

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