Parco regionale del Trasimeno, i Comuni lacustri spingono sull'acceleratore: ottimo traguardo, ma c'è ancora da fare

L'Unione delle amministrazioni presenta le osservazioni sul nascente soggetto: tutela del territorio, ma anche sviluppo. Dalla zonizzazione alla gestione del canneto e l'aeroporto di Castiglione: cosa manca

L'istituzione del Parco del lago Trasimeno è un traguardo importante. Il Piano di gestione preadottato dalla Regione è uno strumento altrettanto strategico, ma per i Comuni dell'Unione lacustre e le associazioni del territori - dai commercianti agli imprenditori del settore turistico passando per quelle degli agricoltori e la Cooperativa dei pescatori - c'è qualcosa in più da fare. E' necessario, sostengono nelle osservazioni che invieranno alla Regione e che oggi, 11 febbraio, hanno illustrato, fare alcune modifiche.

Sulla titolarità della gestione, per esempio, chiedono che venga ribadito il ruolo centrale proprio dell'Unione dei Comuni come gestore unico. Allo stesso tempo si ribadisce la necessità di rivedere la zonizzazione del territorio del parco. Estendendo, per esempio, le zone D (promozione economica e sociale) anche a Torricella, Monte del Lago, San Feliciano (campeggi e spiagge), l'area dell'ex vivaio della Comunità montana e la darsena di Sant'Arcangelo. E ancora, a Castiglione del Lago, l'area interna ed esterna alll'aeroporto Eleuteri comprendendo gli ex villini degli ufficiali e l'ex idroscalo oggi compreso nei lidi Finanza e Arezzo, le zone abitate di Poggio e le strutture ricettive esistenti. Per l'aeroporto, inoltre, si chiede di valorizzarne non solo la storicità, ma anche l'attuale attività di volo, riducendo il divieto di sorvolo alla zona umida. Nella fascia D, chiedono ancora, sia inserita anche la zona dell'imbarco della Polvese e gli edifici circostanti, e la zona prospicente l'imbarco per la Maggiore a Tuoro. 

Altro tema al centro del documento, la gestione del canneto e quindi la manutenzione delle sponde, riducendo a 2 anni il ciclo per il taglio della vegetazione invece che 5, e su una superficie di 1000 metri quadrati. 

Irrisolti, nel Piano, secondo Comuni e associazioni, i temi del fenomeno di interramento per cui si chiede di dare continuità agli investimenti a favore delle azioni di dragaggio dei fondali; quello dell'immissione diretta delle acque dalla diga di Montedoglio, e quello della gestione delle sponde. 

In particolare, si evidenzia il problema della mancanza di risorse per finanziare la rimozione delle piante abbattute e cadenti sullo specchio d'acqua, materiale dal grande potenziale energetico, da sfruttare con il ciclo delle biomasse, anche in funzione di sostegno al centro ittiogenico di Sant'Arcangelo. 

E poi l'annossa questione dei chironomidi per i quali si invita la Regione  a sostenere un'azione permanente contro l'invasione delle larve piuttosto che un intervento ordinario che arriva sempre in ritardo. 

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