Vedere fino a 12 metri sottoterra: il super progetto di Paolo Ficola, il re dei fotografi dall’aereo

Paolo Ficola racconta all’Inviato Cittadino il suo progetto. Ficola è uno specialista della fotografia industriale, pubblicitaria, della ritrattistica, della fotografia d’arte

Paolo Ficola (ritratto da Rita Paglioni)

Vedere sotto terra fino a 12 metri di profondità… questo il progetto di Paolo Ficola. Sponsor cercansi. Non è un delirio, ma una solida realtà. Paolo Ficola racconta all’Inviato Cittadino il suo progetto. D’altronde, è nota la confidenza e l’ammirazione del sottoscritto per il re dei fotografi dall’aereo. L’ho dimostrato presentando in numerose occasioni le sue mostre strepitose. Ma non va dimenticato che Ficola è uno specialista della fotografia industriale, pubblicitaria, della ritrattistica, della fotografia d’arte (da lui si serviva, fra gli altri, Alberto Burri)

Allora, Paolo, che mi dici di questo importante segmento del tuo lavoro: l’aerofotogrammetria?

“Ho circa 15 quintali di negativi e diapositive, frutto di 60 anni di appassionato lavoro”

Cosa intendi farne?

“Cederle a un Ente pubblico perché le conservi a favore delle future generazioni. Ricordi? In un’occasione ti ho confessato che, preso dallo sconforto, avrei dato fuoco a tutto… tale è l’indifferenza delle Istituzioni per un lavoro che mi sono letteralmente inventato e che ho praticato per oltre mezzo secolo, con sacrifici economici, fisici e psicologici”.

Quale la caratteristica di fondo delle tue narrazioni per immagini?

“Vedo dal cielo ciò che in terra non si vede. Accumulare milioni di scatti, in analogico e in digitale, non è affare da poco”.

Ricordo i tuoi tanti passaggi aerei sopra la Fontana per immortalarne l’immagine in modo per te soddisfacente.

“È vero: sono un perfezionista. E, credimi, pilotare  l’aereo e scattare non è operazione semplice”.

Ora spiegaci le linee portanti di questo tuo nuovo progetto.

“Si basa sul falso colore all’infrarosso”.

Facci capire!

“La differenza di calore ci consente di vedere sagome e forme di quello che si trova sotto terra, fino a una profondità di 12 metri. Con buona approssimazione di volume e dimensione, con certezza di presenza e di possibile reperimento”.

Sei già in grado di realizzare questi scatti?

“Certamente, ne ho già tanti”

Allora, cosa manca e perché servono soldi?

“La questione è quella della lettura, dell’interpretazione delle immagini”

Cosa occorre?

“Servono upgrade in lettura. Altrimenti lo scatto non si decodifica. Si tratta di apparecchiature costose che non posso permettermi. Serve attenzione, sponsorizzazione, occhio al futuro”.

Sei consapevole delle ricadute rivoluzionarie di questa applicazione, ad esempio, nel campo dell’archeologia?

“Certamente. Posso fin d’ora dimostrare risultati tangibili, non chiacchiere”

Hai già un piano operativo territoriale?

“Comincerei da Collemancio (coi famosi resti etruschi e romani), Terni, Corciano. Poi tutta l’Umbria”. Credo che Luana Cenciaioli (direttrice del Manu) e Marco Pierini (capo del Polo Museale) ne sarebbero entusiasti. E mi aspetto dalla prossima Giunta regionale – quale che sia – un livello alto di attenzione per l’acquisizione del materiale di Paolo Ficola, un tesoro che non va disperso. E, se ci sono sponsores, si facciano avanti!

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