Scompare Giuseppe Agozzino, mente vulcanica e inventore del mitico Teatro in Piazza

Addio a Giuseppe Agozzino, inventore di tutto quello che, in termini di storia e di cultura, poteva valorizzare il nostro territorio

Giuseppe Agozzino al Morlacchi per un incontro con l'Accademia del Dónca (foto esclusiva Sandro Allegrini)

Il Comune lo dette per morto tempo fa, quando invece era prematuramente scomparso il figlio Ferruccio. Ma stavolta la Nera Signora ha abbracciato lui, l’amico Giuseppe Agozzino, mente vulcanica, inventore di tutto quello che, in termini di storia e di cultura, poteva valorizzare il nostro territorio.

Inventò il mitico Teatro in Piazza, fondato su una concezione dinamica del rapporto spettatore-attore-scorcio urbano. Ma anche i Vinarelli, la Biennale di Gubbio, e mille altre cose. Anche strane. Un giorno mi raccontò: “Ricordo quando, a San Martino in Campo, inventai il premio “È nato prima l’uovo o la gallina?” per scritti di natura satirica.

Il primo premio era un uovo, il secondo due, il terzo quattro… e così via, in progressione geometrica, fino ad arrivare a oltre 5 mila. Rammento che uno scrittore (compreso il vero spirito dell’evento), venne appositamente per ritirare il primo premio: un trionfo dell’autoironia!”.

Fece epoca anche la Balla di Colombella. Era chiamata Balla d’oro, per la sparata più grossa. Giuseppe mi diceva: “All’epoca venivano a fare da consulenti Enrico Vaime e Gaio Fratini, umoristi di vaglia. Assegnammo il premio ad Alberto Moravia, a Gianni Brera, ad Angelo Moratti. Un tir, scortato dalla polizia, consegnava direttamente la balla, piena di prodotti tipici umbri (salumi, cioccolata, olio, vino), sotto casa del premiato, con giornalisti e cineoperatori a riprendere la scena: un successo. Il premio, da provocatorio e demenziale, esorcizzato e temuto, diventò ambitissimo”.

Fu Agozzino a far portare gli affusti di cannoni alla Sala Cannoniera. E se la prese con chi li rivoleva indietro e col Comune di Perugia che ne “restituì” una coppia, indebitamente richiesta. Se la prese con Camilleri e col sindaco Varetto di Porto Empedocle: glieli avevano regalati e lui li aveva fatti ripulire. Adesso che senso aveva rivolerli, dopo averli abbandonati alla sabbia e alla salsedine?

Questo signore – siciliano d’origine, perugino di persuasa adozione – ha fatto così tanto per la Vetusta che, nel 1995, l'allora sindaco di Perugia Gian Franco Maddoli gli consegnò i "sigilli d'argento della città", come riconoscimento alla persona.

Come presidente dell’Ente di promozione turistica fece tantissimo. Compresa la valorizzazione di personaggi come Carlo Tirilli che, meritatamente, promosse al ruolo di fotografo ufficiale. Agozzino era anche un artista: produceva disegni con una rapidità impressionante. Ne conservo alcuni, intrisi di sapido umorismo.

Ultraottantenne, era ancora capace di concepire progetti, avanzare proposte, lanciare idee innovative. Su queste colonne pubblicammo le sue “10 idee” per il rilancio del territorio. Ricordo con quale entusiasmo venne a un incontro dell’Accademia del Dónca al Morlacchi (la foto ricorda quella precisa circostanza) pieno di slancio, di suggerimenti. Uomo ancora capace di progetti. Detestava i bilanci. Ciao Giuseppe, ci mancherai.

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