La demolizione dell'ex Policlinico, l'urbanistica da Monopoli e la necessità di un convegno... per meditare sugli errori

Sulla questione della demolizione dell’ex Policlinico di Monteluce, sentiamo il parere di Mauro Monella, esponente di Italia Nostra, apprezzato architetto e ascoltato opinion maker in materia di urbanistica

Sulla questione della demolizione dell’ex Policlinico di Monteluce, sentiamo il parere di Mauro Monella, esponente di Italia Nostra, apprezzato architetto e ascoltato opinion maker in materia di urbanistica.

Cosa era il Policlinico, dal punto di vista dell’architettura urbana?

“A Monteluce si intercetta una continuità storica che vanta antiche presenze e insediamenti d’epoca etrusca. Ma quello che abbiamo ancora davanti agli occhi e nel cuore è il rinomato Policlinico”.

Di quali caratteristiche era portatore?

“Si trattava di una vera e propria architettura sociale, concepita con spazi vitali e vibranti, caratterizzati da giardini fioriti e piante di ogni genere. Un ammirevole esempio di civiltà. Un vero toccasana per la socializzazione, per la cura del malato, per il benessere dei familiari, per gli amici e per il personale medico”.

Elementi rintracciabili nell’attuale ospedale Silvestrini?

“Assolutamente no, ed è una grave lacuna”.

Perché manca il verde?

“Il giardino è la prima azione urbanistica, e l’urbanistica è una faccenda seria, intimamente legata alla vita delle persone: non è il gioco del Monopoli”.

Cosa pensa, allora, della demolizione dell’ex Policlinico per far posto alla Nuova Monteluce?

“Il Policlinico è stato spazzato via, insieme a esempi architettonici significativi del periodo razionalista (penso ai padiglioni di Oculistica e Anatomia), spazi per la vita di relazione e la tradizionale fisionomia del lucus, il “bosco sacro” di Monteluce,  che avrebbe dovuto rappresentare il vero cuore del progetto per la Nuova Monteluce”. È stato distrutto anche il chiostro del Monastero (di cui restano solo i ruderi), esistente fino al 1954.

Allora c’è stato qualcosa di sbagliato?

“Il Policlinico non era un accessorio, ma è sempre stato considerato un punto nevralgico della città
a ridosso del  centro storico”.

Ma non fu bandito un concorso internazionale, cui parteciparono fior di studi di architettura?

 “Per armonizzare i luoghi ‘svuotati’ dall’ospedale e per la necessaria ricucitura con il tessuto urbano, fu indetto un concorso internazionale di idee riservato a pochi concorrenti preselezionati e finalizzato a individuare la migliore soluzione urbanistica, paesaggistica, architettonica e funzionale dell’area. Quella in corso di realizzazione (ormai da anni…) è la brillante idea premiata
dalla qualificata giuria di esperti”.

Cosa si sarebbe dovuto fare? Gli esperti, forse, non erano tali?

“Mi chiedo a quale fine abbiano lavorato i vari delegati comunali,  
i componenti ‘felucati’ della giuria, i commissari delle commissioni, gli organi della tutela”.

Insomma, vuol dire che si è pensato a distruggere più che a creare?

“Si è realizzato un ‘terremoto artificiale’, così si può definire lo spianamento del Policlinico e della sua area!”.

Con quali risultati?

“Pare che l’obiettivo sia stato quello di dare spazio ad una architettura anonima e autistica”.

E adesso, che fare?

“È giunta – e passata da un pezzo – l’ora di indire un convegno per fare il punto della situazione”. Fin qui l’intervista. Con una postilla del cronista. L’Inviato Cittadino ripete una domanda già posta qualche anno fa e ancora in attesa di risposta. Visto che parliamo di demolizioni: che fine ha fatto la Madonnina (foto in pagina) posta all’ingresso dell’Ospedale? Era celebrativa dell’Anno Mariano 1954 (come si legge nel basamento). Non era un grande capolavoro,  ma una preziosa testimonianza storica di devozione e pietà popolare. Si chiede: sta nei magazzini della Asl o è andata in frantumi? 

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