Grazie alla perugina Ong Tamat lascia l'Italia e torna in Burkina Faso: "Mi hanno aiutato a mettere su un allevamento"

Ha vissuto 10 anni in Italia, poi però a deciso di rietrare a casa sua per conquistarsi un nuovo futuro e dare lavoro ad altri amici del suo villaggio. Ecco come funziona il progetto di rientro volontario

Ha vissuto 10 anni in Italia, poi però ha deciso di rietrare a casa sua per conquistarsi un nuovo futuro e dare lavoro ad altri amici del suo villaggio. Non ci sono solo storie di barconi, storie di integrazione riuscite e altre mancante, ma ci sono anche storie di rientro al proprio Paese grazie alla tanto bistratta cooperazione internazionale per lo sviluppo che purtroppo riceve sempre meno fondi da Regione e Stato nonostante le promesse e i buoni propositi. Boukaré Nikiema, grazie alla perugina Ong Tamat, ha potuto ottenere i fondi necessari per rientrare a casa sua - Burkina Faso - acquistare delle strumentazione, partecipare ad un corso di formazione e avviare così una propria impresa.

Ora Boukaré è un allevatore di polli e insieme al fratello porta avanti dal settembre 2018 una piccola attività destinata ad alimentare il mercato del suo centro e di quelli limitrofi. Ma al momento siamo solo all'inizio. Boukaré NIKIEMA oggi è uno dei cinque migranti selezionati per il progetto pilota di rientro volontario e reinserimento socio- economico portato avanti all’interno del progetto RASAD - "Reti d’Acquisto per la Sicurezza Alimentare con il supporto della Diaspora burkinabé d’Italia" coordinato da Tamat e co-finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.Rientrato in Burkina Faso.  Dopo un primo momento di formazione prevista dal progetto, in microimpresa, tecniche agro-ecologiche e allevamento ha ricevuto il contributo a fondo perduto di 1.500 euro per l’avvio dell’attività imprenditoriale autonoma, per l’acquisto di attrezzature, consulenza e/o manodopera, il 12 settembre 2018. Per consentirgli di sviluppare le sue attività Bouba ha richiesto anche un microcredito di 2.000 euro, previsto dal progetto, che gli è stato consegnano dalla capo progetto di RASAD e Rappresentante paese Tamat in Burkina Faso e Mali, Raluca Denisa Savulescu, il 29 luglio scorso.

LA STORIA - Era partito da Karpala, un quartiere periferico di Ouagadougou, nel 2007 si è fermato con le sue valigie in Italia, a Monza, in cerca di una vita migliore. La motivazione principale della sua partenza per l’Italia era quella di unirsi alla sua compagna dell'epoca, un'italiana conosciuta a Ouagadougou che nel frattempo era tornata in Italia per dare alla luce il loro bambino. Inizialmente viaggia tra l'Italia e il Burkina Faso, ma dopo un po' di tempo Bouba (diminutivo che la sua famiglia utilizza affettuosamente per chiamarlo) decide di stabilirsi in Italia. Ottiene qualche lavoro stagionale e poi il suo primo lavoro in un'azienda che opera nel settore dell'imballaggio alimentare. Passano più di dieci anni, la relazione con la madre di suo figlio cambia e l'idea iniziale di costruire una famiglia viene pian piano abbandonata.

La nostalgia del Burkina Faso si fa sempre più forte e l'idea di tornare inizia sempre più a prendere forma. Come lui stesso ci ha detto: "Può sembrare strano che dopo anni in Italia scegliamo di tornare in un villaggio senza elettricità o acqua corrente, lasciando un lavoro retribuito e un ambiente di lavoro familiare”. La perugina Ong Tamat, attraverso il progetto RASAD, continuerà a sostenere i membri della diaspora burkinabé rientrati dall’Italia, per il loro reinserimento socio-economico nel loro territorio.

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