Mario Cenci, quel perugino della Conca che suggerì il nome a Peppino di Capri e lo portò al successo

Mario e Peppino collaborarono fruttuosamente. Insieme idearono, da scrivere sulle partiture,  il ritmo “rumba-rock” di “Malatia” e fu un successo, diventando uno standard

Mario Cenci con Peppino di Capri, giovanissimi

Mario Cenci, quel perugino della Conca che suggerì il nome a Peppino di Capri e lo portò al successo con le sue composizioni. Sta tutto nel bel libro “Peppino di Capri e i suoi Rockers” (Graus editore), scritto da Gianmarco Cilento e contenente una messe, straordinaria e completa, di informazioni e curiosità, oltre  a una filmografia e videografia finora inedite in forma così esaustiva.

Il libro ripercorre i primi 10 anni di attività del cantante, dagli esordi coi Capri Boys all’incontro col nostro Mario, classe 1928, talento autodidatta, già membro del complesso perugino Mogar del quale aveva fatto parte anche la futura moglie (Angela Lisi, pugliese di nascita, di cinque anni più giovane) fino alla nascita della prima figlia, Patrizia.

Cenci venne subito ingaggiato e fu una fortuna. Per lui, per Peppino, per la musica italiana. Paroliere, musicista già iscritto alla Siae, bravo a scrivere in italiano, napoletano, inglese, Mario imprime una svolta al gruppo. Arriverà a firmare ben 36 brani per la compagine. I Capri Boys diventano i Rockers. Quando incidono per la Carish, c’è il problema del nome. “Giuseppe Faiella non suona bene”, dice Mario. “Ti chiami Peppino, sei di Capri: ti chiamerai Peppino di Capri”. In futuro, Peppino racconterà una versione diversa, prendendosi meriti non suoi. E Cenci se ne adonterà.

Mario e Peppino, per il resto, collaborarono sempre fruttuosamente. Insieme idearono, da scrivere sulle partiture,  il ritmo “rumba-rock” di “Malatia” e fu un successo, diventando uno standard. Sarà sempre Cenci a scrivere “Lassame”, interpretata anche da Mina. I Rockers si inventano addirittura un abbigliamento consono alla ventata di novità che portano nella musica italiana. Giacche di lamè, come dice il loro brano più famoso.

Anche il cinema e la televisione cercano il gruppo, ma si tratta di musicarelli di bassa lega, eppure incrementano il successo. Le serate, in Italia e all’estero, non si contano. E i soldi arrivano a go-go. Il libro racconta anche vicende personali, come quando riferisce dell’acquisto, da parte del nostro Mario, di una casa a Marina di Pietrasanta dove si sistema con la moglie e la figlia piccola Patrizia.

Poi l’esplosione del twist e l’intuizione del gruppo di lanciarsi in questo nuovo ritmo con “Let’s Twist again”. Quindi il successo internazionale di “Saint Tropez twist”, scritto da Peppino con Mario, e ritenuto uno dei cinque brani più famosi del cantante caprese. Poi “Vita difficile” e “Per te morirò” dimostrano la singolare sintonia fra Peppino e Mario, paroliere, ma anche autore di assoli strepitosi e arrangiamenti originalissimi, con effetti e distorsioni allora inusuali. Nel 1963, a Cenci nasce la seconda figlia, Elisabetta.

Poi arrivano i Beatles e il clima musicale cambia. Dal 1964 inizia l’inesorabile declino del cantante campano. Anche il rapporto con Cenci si guasta: divergenze artistiche, ma anche personali. Peppino in versione beat (anche nella gradevole “Girl”, parole di Mario) non piace. I soldi guadagnati sono spariti nel gioco: nel 1966 Peppino si ritrova con 160 milioni di debiti da pagare di corsa. Tutto va male. Dopo nove anni di ininterrotta collaborazione, nel marzo 1968, i Rockers cessano di esistere.

Dal giugno 1968, nascerà un nuovo gruppo con la denominazione Peppino di Capri e i News Rockers. Ma non sarà più la stessa cosa.  Sebbene per Peppino si apra, dopo tanta fatica, delusioni e umiliazioni, una nuova stagione artistica di successo. Ma ci sarà da penare. E parecchio.

Sono debitore di un ringraziamento speciale all’amico musicista (per vocazione), ed ex primario ospedaliero di pediatria (per hobby), Salvatore “Sasà” Maffei. A lui, il sottoscritto, chitarrista “senza vergogna”, deve la conoscenza e il dono del bel libro di Gianmarco Cilento, come lui calabrese, originario di Paola, come l’avvocato Marco Brusco, come tanti figli di terra calabra naturalizzati perugini.

Alle figlie di Mario Cenci (che mi leggono) chiedo di ricostruire i momenti artistici e privati del nostro beniamino e concittadino Mario Cenci. A futura memoria e a gloria della nostra Perugia. Bene ha fatto il Comune di Perugia a intitolare a Mario Cenci una strada in quel di Monteluce.

Una confessione personale: fu Mario, tanti anni fa, a casa di Pippo Porticchio, sulle scalette di via Appia, a insegnarmi l’attacco di Saint Tropez Twist. E ancora, da strimpellatore “senza vergogna”, gliene serbo grata memoria.

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