Quei lecci vanno salvati, questo il “grido di dolore” lanciato da “l’Altra Perugia” per Piazza Grimana

Questo il “grido di dolore” lanciato da “l’Altra Perugia” attraverso la diffusione di un volantino disseminato nel distretto di piazza Grimana e dintorni

Quei lecci vanno salvati. Questo il “grido di dolore” lanciato da “l’Altra Perugia” attraverso la diffusione di un volantino, disseminato a piene mani, nel distretto di piazza Grimana e dintorni. Il riferimento è legato al progetto di ristrutturazione di piazza Fortebraccio, parcheggio, campetto e adiacenze (tema sul quale avremo modo di tornare). Il volantino segnala la cattiva coscienza degli amministratori in quanto, sostengono gli autori, “la delibera non è ancora stata pubblicata sull’albo pretorio”, da qui il sospetto “Avranno qualcosa da nascondere?”.

Poi spiegano la propria posizione sostenendo che “è previsto l’abbattimento di lecci secolari, allineati intorno al campo da basket”. Si tratterebbe di 40 esemplari di questa essenza (“alti circa 18 metri, con una circonferenza di base tra un metro e un metro e mezzo”) che, com’è noto, impiega anni per acquisire una certa consistenza. I difensori del verde (o, se si preferisce, quanti contestano il progetto Romizi) spiegano: “Sui rami riposano centinaia di  nidi di uccelli vari, ricoveri che verrebbero distrutti con l’abbattimento, condannando a morte uova e nidiacci”.

I contrari al progetto criticano la motivazione che sottende il progetto: quella che gli alberi disturbano il cono visuale dell’Arco Etrusco. Il che costituisce  un’incontestabile verità. La  tesi de “l’Altra Perugia” è che “gli alberi non disturbano mai”: anzi, ombreggiano il campetto e giovano alla fruizione delle panchine. Abbattendoli, questi vantaggi verrebbero meno.

L’Inviato Cittadino ricorda che la vexata quaestio fa capo a decenni di contrapposizioni. Da un lato, si ravvisa l’utilità dell’ombra e il valore estetico e funzionale del verde. Ma, a sentire i residenti di via della Pergola e via Pinturicchio, la presenza di queste chiome rigogliose impedisce alla luce e ai raggi solari di filtrare raggiungendo le abitazioni. L’amministrazione Boccali scapitozzò questi lecci e ci furono cori di consenso e dissenso. Si tratta di un tema incandescente e fortemente divisivo.

Mi limiterò a ricordare che la progettazione del verde del campetto fa capo a Pietro Porcinai (sì: quello del Campaccio, di Santa Giuliana e… altro). L’“architetto dei giardini” pensò a delle semplici siepi da tenere basse. Ma la colpevole incuria degli amministratori, di vari orientamenti e diverse appartenenze, ha lasciato che il verde fuori controllo prendesse il sopravvento. Dunque: sì al rispetto della natura, no ai komeinisti del verde. Di arco etrusco ce n’è uno solo. A fronte di alberi espiantati in un posto, se ne possono piantare altrettanti in un altro.

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