INVIATO CITTADINO Silvia Buitoni, nata da una famiglia di noti imprenditori, si scopre raffinata gourmet

Cuochi si diventa, come dimostra la singolare avventura di Silvia Buitoni, “animatrice culinaria” e straordinaria promotrice di gruppi social

Silvia Buitoni, nata da una famiglia di noti imprenditori, si scopre raffinata gourmet e s’inventa una comunità che riesce a coniugare amicizia, cucina, letteratura.

Cuochi si diventa, come dimostra la singolare avventura di Silvia Buitoni, “animatrice culinaria” e straordinaria promotrice di gruppi social. E, se c’è la cultura, ancora meglio. Perché – Proust insegna – un odore può mostrarsi generatore di memoria e sentimenti, tali da ricostruire una temperie umana e culturale, evocando ricordi di gusti, profili di persone care, suggestioni e atmosfere celate nei recessi del cuore.

Ed ecco quella ragazza, colta e padrona di buone maniere, gettarsi a capofitto nell’avventura che è insieme sapore e sapere. Gastrosofia, in cui la “res coquinaria” si coniuga magnificamente coi ricordi dell’orto e dell’allevamento animale. Richiamando alla memoria le feste e le relative preparazioni: la torta di Pasqua, i cappelletti a Natale, il maiale di inverno, atmosfere respirate da bambina entusiasta e coinvolta.

Ricordi del papa Paolo e della mamma, della fida tata Alberta che – dice Silvia – “preparava manicaretti deliziosi e tagliatelle con la sfoglia tirata a mano”.

E poi gli odori e i colori delle stagioni antiche e sempre nuove.

La vicenda personale si dipana attraverso la nascita dell’unica figlia, Livia, la morte dei genitori e il dolore per la vendita della Azienda agricola. Decisione di famiglia che le dispiace.

Silvia nutre e coltiva una grande passione per la letteratura che la porta, inevitabilmente, a scrivere racconti, arricchiti da una ricetta finale che ne costituisce lo stigma.

Nel 2013 partecipa al libro “Cento Ragù d’Autore”, di Maria Benassati, dove è presente con una ricetta chiamata “La Resa della Chianina”. Ma la sua mente dinamica la porta al web, dove riversa incessantemente le proprie creazioni.

Poi, nel 2015, pubblica “Quello che le cuoche non dicono”, con Marcella Cecconi e Vania Tiecco. Parafrasando una famosa canzone. Perché si può vincere la solitudine delle notti bianche e dire sì anche mediante un piatto preparato con amore.

Ma non basta. In rete crea il gruppo “Dall’Uovo alla Coque al Ragù: le ricette che hanno influenzato la nostra esistenza”. E non si tratta di sola cucina, ma di storie private nelle quali trova spazio la cucina. Pensando a Proust, Silvia scrive la prima Madeleine: “Trippa all’Andalusa”, che racconta di quando, insieme al padre, ha preparato questa ricetta seguendo alla lettera il Carnacina.

In breve gli amici diventano una pletora: sono 2700 i felici narratori di Madeleine.

Numerosi i progetti già realizzati e altri sono in cantiere. Occasioni di socialità, ispirate ad una convivialità colta e dazionale. A breve la pubblicazione contenente le più belle Madeleine. E l’Inviato Cittadino sarà qui a darne conto.

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