È in pensione da oggi Massimo Giommetti, colonna della Farmacia del Sodalizio: un’istituzione

Se 42 anni al San Martino vi sembran pochi. Non un farmacista, ma un diligente coadiutore, pronto a ottemperare alle richieste del dottore di turno e alle esigenze dei clienti. Massimo, un perugino che… ne ha viste tante

Massimo (primo da sinistra) con colleghi della Farmacia San Martino di Piazza Matteotti

Se 42 anni al San Martino vi sembran pochi. È in pensione da domani Massimo Giommetti, colonna della Farmacia del Sodalizio, uomo arguto e sornione, perugino verace. Non un farmacista, ma un diligente coadiutore, pronto a ottemperare alle richieste del dottore di turno e alle esigenze dei clienti. Massimo, un perugino che… ne ha viste tante.

Ricostruisce con l’inviato Cittadino l’avventura professionale e umana di una vita.

“Vede – racconta – sono qui da quando la piazza Matteotti era l’ombelico del mondo. Qui fermavano tutti i pullman, i residenti erano una pletora, in farmacia c’era sempre la fila. Qualcuno veniva anche per un consiglio, una buona parola”.

Poi tinge il ricordo di nostalgia: “C’era il Mercato Coperto in piena attività, i negozi storici come Bavicchi. I migliori medici e professionisti avevano ambulatorio qua vicino. Ricordo Chiuini, il dermatologo Negri, “venerologo” stimato e temuto. Passavano decine di informatori medici e, tra il bancone e il magazzino, c’era da correre. Ma eravamo giovani e abbiamo lavorato con piacere. Onestamente, l’ho fatto con gioia fino all’ultimo giorno di lavoro” (oggi, ndr).

Qualche battuta: “Ricordo il chioschetto delle banane, le brioches e la veneziana alle Logge dei Lanari, e soprattutto il fruttivendolo Aquino: il “gioielliere” di frutta e verdura”.

Poi Massimo si abbandona, d’intesa col collega (che andrà in pensione fra un paio d’anni), a un ricordo buffo. Racconta: “Aquino vendeva anche la selvaggina e teneva esposti all’esterno i pennuti. All’epoca c’era ancora il manicomio provinciale al Parco di Santa Margherita e, con la legge Basaglia, i ricoverati cominciarono a circolare liberamente”.

Poi il particolare tutto da ridere: “Alcuni assistiti si divertivano a strappare le penne degli uccelli esposti fuori del negozio. Tanto che, alla sera, il povero Aquino si ritrovava starne e fagiani, tortore e merli completamente pelati e bell’e pronti per lo spiedo. Solo che non li poteva più vendere ed era costretto a mangiarseli”.

Torniamo a lei. Cosa farà da lunedì?

“Non lo so ancora. È certo che mi dedicherò allo sport: sa, sono un appassionato della bicicletta”.

Che altro?

“Andrò spesso al Lago che mi piace molto. Per il resto, si vedrà”.

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Massimo, insomma, farà una vita da pensionato. Siamo certi che non lo dimenticheranno i tanti clienti-amici, fidelizzati e accolti con un saluto cordiale e tanta disponibilità. Auguriamo a Massimo di godersi a lungo il meritato assegno e di tornare a trovare i colleghi… ma non per comperare medicine. Solo per un saluto.

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