INVIATO CITTADINO - Il ricordo: Perugia in lutto, è morto l'ex sindaco Giorgio Casoli

Una vita spesa al servizio della politica, della giustizia, dell’amicizia. Aneddoti e ricordi del nostro Inviato Cittadino

Scompare Giorgio Casoli: una vita spesa al servizio della politica, della giustizia, dell’amicizia. Novantun anni ben spesi, quelli che il destino ha regalato a Giorgio, figura di riferimento della civitas perusina per esserne stato sindaco amatissimo. 

Perugia in lutto, addio all'ex sindaco e senatore socialista. "Ciao Giorgio ci mancherai"

Al di là delle celebrazioni di rito, degli incarichi, dei ruoli, delle appartenenze, mi siano permesse alcune cartoline legate a ricordi personali.

Il primo si riferisce alla scopertura delle copie del Grifo e del Leone, collocate sopra il portale dei Notari: quelle opere che, a causa del verde accentuato del rame, i perugini ribattezzarono affettuosamente “raiconi” (“ramarro” in lingua locale). Erano i primi anni Ottanta e portai mia figlia Sara, bambina, ad assistere alla scopertura.

Gli addetti, dalle trifore della Galleria Nazionale, non riuscivano a tirare su il pesante telo che si era impigliato nel becco del Grifo. Imbarazzo generale e costernazione. Autorità civili e militari schierate, l’amico fotografo Carlo Tirilli pronto a immortalare. Ma tutto bloccato. Finché non lanciai un consiglio agli operai del Comune: “Dagli a travento”, ossia “agita il drappo per farlo gonfiare e liberarsi dall’appiglio del rostro”.

Il suggerimento funzionò e il sindaco Casoli volle che io e la bambina entrassimo nella foto.

Altro ricordo recente, quando lavoravo al mio “Perugia a luci rosse”. Giorgio mi raccontò degli episodi (finiti nel libro) accaduti quando era giovane pretore e dovette cavarsela in una faccenda che vedeva coinvolti grossi personaggi in una questione, diciamo così,… delicata.

E poi la visita al Gotto di Fontenovo. La seconda più antica associazione cittadina (dopo la Società di Mutuo Soccorso), nella persona del presidente Giuliano Antonielli, ospitò Casoli, che era anche venuto altre volte. Come, d’altra parte, tutti i sindaci della città. In quell’occasione, brindammo (foto) e consumammo un pasto della tradizione. Giorgio fu amabile, come sempre, ci raccontò aneddoti e spigolature divertenti intorno a personaggi della politica, noti e “paludati”, descrivendone aspetti curiosi e inediti. Verso le 15, era un po’ stanco e mi disse “sono appièdi”. Mi premurai di lasciare la compagnia e riaccompagnarlo in via Marzia.

Il racconto di aneddoti era una cosa che gli sollecitavo continuamente, fino a un paio di anni fa, quando lo incontravo per corso Vannucci. Lui non mi vedeva, ma mi avvicinavo, mi facevo riconoscere e gli davo il braccio per fare un paio di “vasche”, come noi perugini chiamiamo la passeggiata per il corso. Ci fermavamo alle panchine di piazza Italia a chiacchierare: era una miniera di aneddoti sfiziosi che non mi stancavo di ascoltare. Ogni tanto ripeteva il suo cruccio (“un ci vedo”) e cercavo di consolarlo, invitandolo a dettare le sue memorie a qualche collaboratore. Non so se lo abbia mai fatto. So però che di quei colloqui serberò memoria finché avrò vita. Ciao, Giorgio.

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