Il presepe della scuola di Colle Umberto: la Natività non era stata dimenticata, ecco come è andata

Dopo la polemica di alcuni genitori, altri invece hanno dimostrato che è stato solo una questione di tempo in più per realizzarla

Tutto risolto. Il presepe della scuola dell'Infanzia di Colle Umberto è stato al centro di un dibattito tra genitori che è finito poi sul nostro giornale. Motivo: dalle foto appariva chiaro che mancava la Sacra Natalità, mentre in una apparente "stalla" c'era una famiglia indiana e tutto intorno invece tutti i rappresentanti dei popoli della Terra. I genitori che ci hanno segnalato con foto l'accaduto si erano detti arrabbiati perchè mancava il vero messaggio del Natale, ovvero la nascita del Bambino. E avevano ribadito che avrebbero voluto un presepe classico. Ma nelle foto dei genitori non soddisfatti mancava la Natività esclusivamente perchè stava ancora in fase di realizzazione la Stalla con Gesù, Giuseppe e Maria realizzati con dei sassolini e colla.

Una volta consolidata questa opera è stata immessa nel presepio moderno della scuola dell'Infanzia. Tutto questo è stato dimostrato dalle foto degli altri genitori che hanno voluto dimostrare come le maestre, la coordinatrice della scuola dell'Infanzia non hanno censurato il Natale. Noi ne prendiamo atto e integriamo l'articolo che ci fu segnalato sempre dai genitori dello stesso plesso scolastico. Buon Natale a tutti e complimenti, svelato, l'arcano alle maestre e alla cordinatrice che hanno rispettato il messaggio del Natale arricchito anche con il messaggio di pace e fratellanza tra i popoli. 

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Un presepe irrituale che infastidisce le famiglie (disposte a una vera sollevazione) e delude i bambini. “È inaccettabile: di questo passo finiremo col perdere definitivamente i nostri connotati identitari. Basta con questo sciocco asservimento a culture straniere. Il presepe non si tocca!”. Sbotta un genitore coi bambini che frequentano la scuola dell’infanzia di Colle Umberto. Alla “Mario Petri” hanno fatto un presepe speciale, sempre nell’ottica di “non offendere culture e non urtare sensibilità”. Ma la scelta ha scioccato genitori e bambini. Perché, a detta di qualcuno, il presepe tradizionale sarebbe addirittura “anticostituzionale”, nel momento in cui discrimina fra culture.

“Ma mi faccia il piacere!”, avrebbe esclamato il principe De Curtis, in arte Totò. Via anche i tradizionali colori natalizi, come il rosso. Sempre per non offendere, s’intende. E via pure i canti della tradizione! Perché, vedi mai che possano offendere qualcuno? E non parliamo di natività! Ma la capanna c’è o non c’è? Una capannina, isolata e dimessa, c’è. Ma, la posto dei classici personaggi, un paio di indiani (vedi foto in pagina). E del Bambinello nemmeno l’ombra.

In questo speciale presepe “per non offendere nessuno” compaiono non le classiche icone, espressione delle tradizione, ma degli indiani. Sì: nativi d’America coi loro tipici segni. Chissà se si offenderanno gli eschimesi o le giubbe blu di Custer che ne fecero scempio a Little Big Horn, nel Montana. Chissà se i bambini verranno divisi in tribù: Sioux, Cheyenne o Arapaho? Tu, di che tribù sei? Ci si chiede, peraltro, su quali presupposti pedagogici si fondi questa scelta educativa e didattica che fa carne da macello di tradizioni, affetti e identità.

Ad altri il compito di verificare, intervenire, stigmatizzare o approvare, condividere o reprimere. La parola alle autorità scolastiche, agli organismi partecipativi della scuola, ai Consigli di Circolo, d’Istituto, ai dirigenti. La parola alla politica. A noi il doveroso compito di riferire le circostanze.

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Presepe completato con le figure della tradizione cristiana-3

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