Una vetrina da spavento, ma da leccarsi i baffi. Tutto secondo tradizione... con qualche brivido di gola

È quella della storica pasticceria Sandri di corso Vannucci

Una vetrina da spavento… ma da leccarsi i baffi. È quella della storica pasticceria Sandri di Corso Vannucci. Tutto secondo tradizione, con qualche brivido di gola. Roba fatta, insomma, per i vivi, non per i trapassati.

Oltre all’immancabile strega col suo pentolone, corredato da zucche e pipistrelli, teschi e candele, in vetrina da Sandri (ah, la mitica Carla Schucani, autrice di sculture e “niccarìe”) c’è il corredo di dolci e dolcetti che riepilogano la filogenesi della pasticceria perugina.

C’erano una volta – e ci sono ancora oggi – le fave dei morti, metafora di resurrezione, secondo il filosofo greco Pitagora. Pensatore di lusso che preferì essere raggiunto e decapitato dai suoi inseguitori, piuttosto che nascondersi in un campo di fave, per non acciaccarle, pensando che all’interno del frutto si nascondessero le anime dei defunti.

Ci sono poi gli “ossicini” o “stinchetti” di zucchero. Li inventarono i nostri antenati Etruschi (qualcuno dice perfino gli Egizi) e sono metafora di lunga vita e resurrezione. Li mettevano nelle tombe come riserva, in caso di risveglio. Parentesi parenetica: andate da Divertilandia a vedere le strepitose mascherature in tema!

Ed ecco le dita (in perugino “i diti”) della strega, verosimile simulazione di dito mozzato, con sangue fatto con alchermes e unghia simulata da una mandorla. Sono brutti ma buoni, essendo composti di pasta di mandorle. Proprio come i “pescetti” o “laschina del Lago” che Carla inventò su input di monsignor Elio Bromuri (quanta nostalgia!) che voleva ricordare Ercolano, alla luce della celebre novella di Franco Sacchetti sulla storia beffarda del pittore fiorentino Buonamico che raggirò i perugini effigiando la collana di lasche, anziché il diadema prezioso, al collo del defensor civitatis.

C’è, insomma, in quella vetrina una narrazione (come oggi si dice, a sproposito, delle frottole dei politici) del “geist” perugino. Ho scritto “perugino”, non “peruginesco”.

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P.S.: Lode e onore alla mitica Marcella, ultima dipendente storica, autrice di queste golosità. C’era una volta Sandri.

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