Perugia capitale del tatuaggio, la kermesse al Giò Jazz è divenuta punto di riferimento nazionale

Una tre giorni all’insegna del tatuaggio, realizzato da veri artisti di ogni talento e orientamento, su qualsiasi parte del corpo. Vengono da tutto lo Stivale e alcuni di loro sono accompagnati dalla fama che li precede

Perugia, città sempre più tattoo inspired. L’ormai tradizionale kermesse al Giò Jazz è divenuta punto di riferimento nazionale per quanti/e aspirano a fare del proprio corpo un supporto vivente per la realizzazione di capolavori… diversamente tatuati. Non si trova un buco per la macchina nel raggio di 500 metri. Dire che la kermesse ha fatto il pieno è poco. Sold out già alle quattro del pomeriggio di domenica.

Una tre giorni all’insegna del tatuaggio, realizzato da veri artisti di ogni talento e orientamento, su qualsiasi parte del corpo. Vengono da tutto lo Stivale e alcuni di loro sono accompagnati dalla fama che li precede. Perché un tattoo d’autore costituisce un elemento da sfoggiare con tanto di firma. Ormai lo si realizza con attrezzatura elettrica ed elettronica, ma è presente anche un cultore della percussione a bastoncino, alla maniera orientale. Lui stesso è tatuato fin sul cranio. E davanti al suo stand c’è la fila.

C’è un presidio della Polizia di Stato e una congerie di nerboruti body guard al servizio d’ordine: muscolosi, ma gentili e rispettosi col pubblico e col cronista. Tutto si svolge con grande caciara, fra chiacchiere e decibel musicali sparati senza risparmio.

Ci sono anche barbieri che realizzano tagli sfiziosi di barbe e di capelli. Oltre a banchi con accessori per la cura e la manutenzione del tatuaggio. Ma anche anelli e anellini per il piercing. Poi vendite di birre e panini, di bevande e sfiziosità. Musica e spettacolo sul palco del piano inferiore, con burlesque e palloncini che scoppiano a scoprire maliziose nudità. C’è chi si fa tatuare con disinvoltura e chi, per la prima volta, è perplesso, sebbene tentato dalla moda che fa tanto figo. Oltre ai giovanotti, tante ragazze col tatuaggio punto coscia e gli hot pants per mostrarlo.

Una kermesse che coniuga mode e modi, facendo diventare tendenza ciò che – fino a qualche anno fa – era straordinarietà da guardare con sospetto sui bicipiti di marinai e carcerati. Al Giò Jazz, l’Inviato Cittadino ha sentito commenti in perfetto idioma perugino: “Alóra, l facémo o nnél facemo? È m po’ caro, ma quisto è bulo!”. Farà male? A giudicare dalle smorfie si direbbe di sì. Ma un proverbio perugino recita “Chi bello vòl comparì, qualche cosa ha da soffrì”. 

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