Curiosità perugine - Perché Fiera dei Morti e non di Ognissanti? Storia, spigolature e consigli

La fiera dei Morti sta per aprire i battenti.. ma perché dei Morti e non di Ognissanti, come era originariamente chiamata? Un salto indietro nel tempo per scoprire curiosità e storia di una delle manifestazioni più amate

In altra parte di questo giornale si dà notizia su sedi e peculiarità della Fiera dei Morti 2018. All’Inviato cittadino preme soffermarsi su quale spigolatura storico-antropologica.

Ma perché dei Morti e non di Ognissanti, come era originariamente chiamata?

Torniamo al Seicento perugino. Fra sussulti laicisti legati all’intolleranza verso il potere clericale. Si preferì così dedicarla al culto dei defunti. L’input potrebbe essere stato fornito dagli stessi benedettini (spesso defilati dalla gerarchia ecclesiastica) che individuarono il 2 novembre come giornata da dedicare alle preghiere per i familiari estinti. Certo è che la nostra Fiera fa capo almeno al XIII secolo (“Fiera di novembre”) e precedette di un secolo la Fiera del Perdono di Assisi. Ma quella dei Morti non era certo la sola, sebbene la più importante. Anche perché, una volta, si dilatava per parecchio tempo, giungendo fino a San Martino.

A proposito di corna

La data 11/11 evocava le corna (e il santo di Tours è ritenuto “protettore dei cornuti”). Non a caso, dato che per San Martino era attiva una notissima fiera del bestiame che vedeva in prima fila proprio gli animali “cornuti", ossia i bovini. Specie importantissima, grazie alla loro potenza, utilizzata nel lavoro come forza motrice di trazione per carro, aratro e quant’altro.

Ma cosa si vendeva?

Fino a tutto l’Ottocento, alla Fiera dei Morti si trovavano merci legate alle attività professionali e familiari. Ma l’occasione costituiva anche uno sfogo commerciale per i prodotti locali: da quelli agricoli ai manufatti artigianali.

Le novità, la cultura, il divertimento

In occasione delle fiere, si svolgevano manifestazioni di grande richiamo, come giostre, tornei, esibizioni di giocolieri e saltimbanchi. Oltre alla famosa corsa del toro. L’elemento principale di attrazione era costituito dalle novità: attrezzi speciali, oggetti di uso quotidiano, stoffe. Ancor oggi, gli ambulanti vantano le virtù di utensili per il lavoro e per la casa.

Alla fiera, i cantastorie, gente di teatro, avventurieri e viaggiatori portavano l’informazione che oggi viaggia attraverso i canali della comunicazione veloce. In tal modo, si favoriva il transito delle notizie e si rompeva momentaneamente il tradizionale isolamento delle popolazioni umbre, sfavorite sul piano delle comunicazioni, data anche l’infelice conformazione del territorio.

Il Comune

Il Comune assecondava l’evento con un particolare regime giuridico e con franchigie che esentavano i mercanti da qualsiasi genere di dazio o imposta sulle merci. Anche se con qualche protezionismo a favore dei lanari perugini.

Probabilmente faceva pagare quella che oggi si chiama “occupazione di suolo pubblico”, come ancor oggi accade. Ma forniva magazzini (fondaci) e luoghi di ospitalità, come in via Ritorta.

Attenti al ladro!

Non era infrequente, come anche oggi accade, imbattersi in furfanti e borseggiatori, che venivano perseguiti dalle guardie comunali in servizio d’ordine. Anche oggi sono numerosi i ladruncoli che si aggirano con fare distratto alla ricerca di polli da spennare.

Raccomandazioni

Per le signore: girare con le borse chiuse. Se il malvivente trova la borsa aperta, nella ressa della folla tra i banchi, ha facile gioco ad infilare la mano e sfilare il borsello. Per gli uomini: conservare il portafogli nella tasca della giacca, col bottone chiuso. Tenere le braccia strette quando ci si trova costretti tra la gente. Dicono che portare il portafogli nella tasca posteriore dei pantaloni faciliti il ladro che, senza infilare la mano nella tasca, la taglia in basso con una lametta e raccoglie con la mano libera il portafogli che cade. Se avete salvato il portafogli… buoni acquisti a tutti!

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