Ecomafie, la Commissione parlamentare a confronto con le criticità perugine

Sopralluogo alla ex centrale di Pietrafitta, Borgo Giglione e da Biondi Recuperi

Ex centrale di Pietrafitta, discarica di Borgo Giglione e poi la Biondi Recuperi di Ponte San Giovanni. Queste le tappe del sopralluogo che oggi, 26 marzo, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati ha svolto nella provincia di Perugia.

A Pietrafitta, i componenti della Commissione Ecomafie si sono confrontati con la questione della gestione delle ceneri prodotte dalla centrale, alimentata lungamente in lignite. L'utilizzo degli scarti della produzione di energia eletrica e il loro smaltimento è stato oggetto di una inchiesta della Procura della Repubblica che a settembre 2018 ha emesso l'avviso di conclusione delle indagini per i reati di inquinamento ambientale e omessa bonifica, contestati a carico di 9 soggetti tra amministratori della società Enel ed ex proprietari delle aree interessate.

Dopo il sopralluogo alla ex centrale di Pietrafitta, la Commissione si è spostata alla discarica di Borgo Giglione. Il sito, insieme a Pietramelina e al polo impiantistico Gesenu di Ponte Rio dove la Commissione non si è fermata per mancanza di tempo, è coinvolto nell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Perugia per presunte irregolarità riscontrate nella gestione del servizio integrato dei rifiuti urbani dal gruppo Gesenu e dalla collegata Tsa. La discarica di Borgo Giglione, che ha ancora una volumetria residua pari a circa 280mila metri cubi, con flussi invariati rispetto ad oggi dovrebbe continuare a ricevere rifiuti fino al 2023-2024. Dopo circa un anno di stop, la discarica ha ricominciato l'attività smaltendo solo rifiuto secco, mentre la sperimentazione del biostabilizzatore è stata interrotta e il percolato viene raccolto e inviato a trattamento fuori regione.

Ultima tappa, la sede della Biondi Recuperi, l'azienda di smaltimento rifiuti all'interno della quale si è verificato un incendio che i primi riscontri, in particolare da quanto emerge dai filmati delle videocamere di sicurezza, indicano come presumibilmente doloso. Dal pomeriggio del 10 marzo all'alba dell'11, rifiuti di vario genere sono andati in fumo, creando una nube che ha invaso tutta Ponte San Giovanni e le località limitrofe. Scuole chiuse all'indomani e precauzioni ancora valide per il consumo di latte, formaggi, uova e verdure prodotti in loco, ma valori degli inquinanti rientrati nella norma. L'inchiesta della Procura è tuttora in corso. 

La missione proseguirà fino a giovedì. Domani, mercoledì 27, l'incontro in Prefettura con istituzioni, rappresentanti di Procura e forze dell'ordine.

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