Città di Castello, un mecenate salva la lapide del martire della Resistenza

In passato il cippo era stato anche oggetto di deprecabili atti vandalici con scritte offensive e parziali danni alla struttura

Di tasca propria senza chiedere niente a nessuno un cittadino tifernate ha deciso di far restaurare le lapidi del cippo a Venanzio Gabriotti, martire della Resistenza, nel luogo simbolo della memoria tifernate e non solo, sul greto del torrente Scatorbia dove fu fucilato il 9 maggio 1944. Un bel gesto, senza dubbio, che, grazie all’intervento di una impresa edile, Simone Epi, che a titolo gratuito ha effettuato l’intervento ed alla supervisione di una esperta restauratrice, Lucia Gustinelli, ha consentito di ridare dignità e decoro ad un “monumento” che appartiene alla storia della comunità locale e di intere generazioni.

“Rispetto per la figura di Venanzio Gabriotti che ha dato la vita per la nostra libertà (“per un’idea si vive, per un’idea si muore”). Un piccolissimo intervento che può sollecitare altri piccoli gesti analoghi liberamente scelti, di comuni cittadini, che amano la loro città ed hanno a cuore la storia, le tradizioni, la sua identità”. Sono queste le motivazioni che hanno spinto il tifernate, che preferisce non rivelare la propria identità, a mettere mano alle proprie finanze, senza chiedere niente a nessuno e decidere di far restaurare le lapidi del cippo.

Le due lapidi in marmo chiaro, risultavano alterate nella cromia originale da strati disomogenei di sporco sedimentato nel tempo e da tracce di colore bluastro che deturpavano il monumento. La pietra è ancorata al suo supporto con ganci di ferro intaccati da ruggine. L’epigrafe risultava inoltre lacunosa e incompleta per la perdita di alcune lettere che la compongono. In passato il cippo era stato anche oggetto di deprecabili atti vandalici con scritte offensive e parziali danni alla struttura, prontamente rimosse.

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LA SCHEDA Il restauro delle due lapidi commemorative ha previsto tre fasi di realizzazione: rimozione chimica di depositi superficiali coerenti, incrostazioni, concrezioni e vernici mediante applicazione di impacchi a base di soluzione di sali inorganici; pulitura dei ganci metallici di sostegno della lapide, mediante mezzi meccanici e soluzioni di EDTA sale bisodico; ricollocamento delle lettere mancanti dell’epigrafe.

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