Ci ha lasciato Ennio Cricco, scrittore e infaticabile traduttore di Dante e Michelangelo "in perugino"

Aveva 98 anni e viveva a Bolzano, le sue opere elogiate dai massimi dialettologi italiani

Ci ha lasciato – all’età di 98 anni – Ennio Cricco (al centro nella foto), traduttore in lingua magionese-perugina di Dante e di Michelangelo, di Boccaccio e San Francesco, di Luigi da Porto, di Esopo e Machiavelli, e dei massimi autori della letteratura italiana.

Tante le avventure amichevoli ed editoriali che mi legano a questa splendida figura di intellettuale, omaggiato dal Comune di Magione e da quello di Perugia (assessore Andrea Cernicchi) con riconoscimenti per il suo lavoro, tinto di orgogliosa territorialità.

Resta insuperabile il suo “Inferno di Dante raccontato ai perugini”, uscito da Guerra nel 1988.

Personalmente – tramite i buoni uffici dell’amico Gianfranco Zampetti, attore e dialettofono di lusso – lo conobbi e me ne innamorai.

Fu un sodalizio che si tradusse in tante operazioni editoriali di vaglia. Prima fra tutte l’edizione dell’“Opera Omnia”, comprendente le sue poesie (che lui, da abile disegnatore, definiva “bozzetti”) e tante traduzioni. La realizzammo in co-produzione col Comune (sindaco Massimo Alunni-Proietti) e la pro loco di Magione di Luigi Bufoli. Fu un’opera memorabile in oltre mille copie, spazzolate in breve tempo (e che forse sarebbe il caso di ristampare).

Inserii Ennio nelle sette antologie dell’Accademia del Dónca e nel “Mèjo di poeti perugini”.

Ci sentivamo e collaboravamo a distanza: lui a Bolzano, io a Perugia. Ogni volta era una sorpresa. E capii perché il massimo dialettologo, Giovanni Moretti, lo ammirasse e prendesse spunto dai suoi lemmi, arcaici e inusuali.

Il successo del “Michelangelo perugino” all’anteprima del Festival delle Corrispondenze di Monte del Lago fu strepitoso. “Un modo eccellente per coniugare cultura alta e identità linguistica territoriale”, sostenne l’assessore alla cultura Vanni Ruggeri.

La versione in magionese-perugino delle lettere del Buonarroti ai familiari (“Tai sua”) è elogiata da Massimo Arcangeli, uno dei massimi dialettologi nazionali. Che scrive: “Un rifacimento sciolto, fresco, vivace, provocatorio come non mai”.

Cricco, infaticabile studioso e traduttore, pur se spiritualmente presente, è dovuto restare nella sua Bolzano per le inevitabili limitazioni dell’età, ma è stato celebrato con spirito unanime in ogni occasione dall’Accademia del Dónca e dal sottoscritto.

Le letture dell’attore Gianfranco Zampetti, principe della parlata magionese, hanno reso alla perfezione il senso e la portata della versione di Cricco, traduttore anche dell’Inferno dantesco e di tanti altri capolavori della letteratura nazionale. Non a caso, le lettere di Michelangelo costituiscono un raro esempio di cultura e umanità. Ma tutta l’opera di “Enio” (questa è la vera dizione) resta immortale e prodigiosa.

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Parecchie volte, negli ultimi anni, pareva che Ennio fosse giunto al traguardo. Mi chiamava il figlio Giorgio e mi chiedeva di assecondare un suo “ultimo desiderio”. Sono così nati il “Dante Perugino” e il “Michelangelo perugino”. Ennio pareva immortale e sempre propositivo, con progetti arditi sempre in tasca. Ora si è compiuto l’ultimo atto della sua esistenza terrena. Ma quell’uomo intelligente e gioviale, colto e generoso, resterà per sempre nel cuore di chi lo ha conosciuto. Se dico “Non mi sembra vero”, rischio di apparire retorico. Credimi, Giorgio: è proprio così.

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