Caso Joan, il tribunale dà ancora torto al Comune: "Trascrivete l'atto di nascita con le due madri"

Esulta Omphalos: "Romizi perde la sua crociata elettorale contro le famiglie arcobaleno"

E due. Torto, per la seconda volta. "La Corte di Appello di Perugia mette la parola fine sul caso del piccolo Joan, che il Comune di Perugia si era rifiutato di riconoscere perché figlio di due donne, e ordina al sindaco Romizi di trascrivere immediatamente l’atto di nascita con entrambe le madri".
Ovvero: rigettato il ricorso del sindaco di Perugia, quale ufficiale di stato civile, e del Ministero dell'Interno contro la sentenza di primo grado per la trascrizione integrale dell'atto di nascita con entrambe le madri del piccolo Joan

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A darne notizia è l'Omphalos: "La Corte di Appello  - spiega l'associazione in una nota - ha ritenuto infondato il ricorso presentato dal sindaco Romizi e dal ministro Salvini contro la precedente decisione del Tribunale arrivata lo scorso marzo. L’ordine del tribunale di trascrivere integralmente l’atto di nascita di Joan non è mai stato attuato dal Comune, che invece ha ricorso in appello, perdendo ancora una volta". 

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A difendere Joan e le sue mamme durante il lungo iter giudiziario sono stati gli avvocati Vincenzo Miri e Martina Colomasi dell’associazione Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti che commentano: "Siamo molto soddisfatti per il decreto, che ricostruisce con precisione un quadro giuridico della genitorialità a tutela di tutti i figli, senza che rilevi l’orientamento sessuale dei genitori e il modo in cui i bimbi vengono al mondo. L’equivalenza di ogni famiglia è il punto cardine della pronuncia e rappresenta un premio ai tanti sforzi compiuti in questi anni, insieme alla insostituibile attività di Omphalos, vera risorsa nazionale a tutela delle persone Lgbti". 

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Il presidente di Omphalos, Stefano Bucaioni, attacca il primo cittadino di Perugia: "La magistratura è dovuta intervenire ancora una volta in pochi mesi per tutelare i diritti fondamentali del piccolo Joan; diritti che il Sindaco Romizi ha costantemente ignorato nel corso di tutta questa lunga vicenda. Quello del Comune è stato un vero e proprio accanimento ai danni di un minore che ha anche leso profondamente l’immagine di un’intera comunità cittadina non abituata a simili crociate ideologiche".
E ancora: "A livello nazionale e non solo, Romizi ha dato un’immagine di Perugia, come di una città incapace di accogliere un bambino nato all’interno di una famiglia arcobaleno, lasciandolo senza documenti e ignorando la sua esistenza per un anno - prosegue Bucaioni-. Il rifiuto di Joan è una scelta che non rappresenta e non ha mai rappresentato le cittadine e i cittadini di di questa città".  

Infine, l'affondo: "Ci auguriamo che il sindaco Romizi abbia finalmente compreso che non esistono famiglie di serie A e famiglie di serie B, - conclude il Presidente di Omphalos-.L’attività amministrativa del primo cittadino impone la tutela di tutti i bambini, indipendentemente dalla tipologia di famiglia in cui sono nati, amati e cresciuti. Romizi riconosca i suoi errori, altrimenti farà bene a dimettersi. Ricoprire il ruolo di primo cittadino significa saper essere il sindaco di tutte e di tutti; è un atto grave arrivare a strumentalizzare l’istituzione che si rappresenta per una crociata ideologica a meri fini elettorali, con lo scopo di accattivarsi le simpatie dei fondamentalisti religiosi e dei peggiori ambienti reazionari".

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