Università di Perugia, la scoperta dei ricercatori: la proteina che predice l'aterosclerosi

La ricerca del Dipartimento di Medicina dell’Università di Perugia, coordinata dal professor Matteo Pirro, pubblicata sulla rivista Clinical Biochemistry

Un elemento predittivo della aterosclerosi, l'ostruzione delle arterie che può portare a infarto del miocardio, ictus e ischemie degli arti inferiori, oltre che un campanello d'allarme per l'aumento del colesterolo nel sangue, uno dei fattori causali delle malattie cardio-vascolari. E sì, l'hanno trovato. E' una proteina e ha anche un nome: PCSK9. 

VIDEO La proteina che predice l'aterosclerosi: lo studio dei ricercatori dell'Università di Perugia

I ricercatori del Dipartimento di Medicina dell’Università di Perugia, coordinati dal professore Matteo Pirro, hanno dimostrato che elevate concentrazione nel sangue di PCSK9, proteina che regola i livelli di colesterolo, permettono di prevedere la gravità e l’estensione della malattia aterosclerotica. 

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I risultati di questa ricerca sono il frutto di una intensa collaborazione dei ricercatori perugini, in particolare la dottoressa Vanessa Bianconi ed il dottore Massimo Mannarino, con un gruppo di studio internazionale, l’International Lipid Expert Panel (ILEP), estremamente attivo sul piano della prevenzione cardio-vascolare.

“I dati emersi da questo studio - spiega il professor Pirro, componente dell’ILEP - unitamente ad altri risultati prodotti dalla fruttuosa collaborazione scientifica con questo organismo internazionale, ci aiutano a caratterizzare più accuratamente il profilo di rischio dei nostri pazienti, oltre che ad indirizzare i nostri interventi terapeutici in modo mirato ed efficace”. 

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Ecco perché PCSK9 è speciale: “L’aumento dei livelli della proteina PCSK9 - spiega la dottoressa Bianconi – è responsabile della distruzione dei recettori delle particelle che trasportano il cosiddetto colesterolo cattivo nel nostro sangue, promuovendo così lo sviluppo di ipercolesterolemia. Ecco perché - prosegue la dottoressa Bianconi - l’aumento di PCSK9 osservato nel nostro studio favorisce la comparsa e la progressione di placche aterosclerotiche, in primis nelle coronarie, ma anche in altri distretti arteriosi, aumentando così il rischio di infarto, ictus, arteriopatia periferica”. 

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Non è finita qui. Quanto scoperto in questa ricerca, pubblicata sulla rivista Clinical Biochemistry, sottolinea Pirro, “arricchisce le numerose evidenze scientifiche prodotte dal gruppo di ricerca dell’Università di Perugia sul ruolo di PCSK9 non solo come predittore di rischio cardio-vascolare ma anche come bersaglio delle più recenti terapie 'biologiche'”. E ancora: “Già da tempo - continua il professor Pirro - insieme alla Società Italiana per lo Studio della Aterosclerosi ed alla Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, di cui mi onoro di far parte, abbiamo concentrato molta della nostra attività di ricerca clinica e sperimentale sulla proteina PCSK9 e su potenti anticorpi in grado di ridurne il peso negativo sull’apparato cardio-vascolare. Oggi abbiamo gli strumenti per normalizzare la colesterolemia con una nuova arma in tutti i nostri pazienti a rischio”.

Ma la ricerca non si ferma. C'è un nuovo orizzonte da raggiungere. Come spiega il professor Pirro “se ridurre la colesterolemia ed i livelli di PCSK9 sono una realtà oggi pienamente realizzabile”, gli sviluppi futuri “dovranno essere orientati sulla necessità di identificare attentamente e capillarmente le persone più a rischio e che meritano il trattamento più efficace. Su questo bisogna puntare se si vuole neutralizzare l’eccesso di mortalità cardio-vascolare che affligge la società a livello mondiale e locale”.

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