Per una storia perugina dell'aeromodellismo, che non è giocare con gli aeroplanini

“L’aeromodellismo come hobby, prototipazione del vero, disciplina aeronautica e attività sportiva”. Questa è la definizione proposta da Massimo Rigucci

“L’aeromodellismo come hobby, prototipazione del vero, disciplina aeronautica e attività sportiva”. Questa è la definizione proposta da Massimo Rigucci, accreditato cultore di un’attività tradizionalmente considerata solo a livello hobbistico, ma che si colloca ben oltre quel riduttivo perimetro.

Racconta l’ingegnere: “La mia attività nel campo dell'aeromodellismo è iniziata negli anni ’60, ai tempi del liceo, e continua fino ad oggi, anche se con una frequentazione meno assidua dei campi di volo e dell'attività sportiva vera e propria”.

Dissipiamo subito l’equivoco “riduttivo” di questa passione: lo stereotipo del “giocare con gli aeroplanini”

“L’aeromodellismo, per molti che non lo hanno mai praticato, potrebbe significare il banale "giocare con gli aeroplanini". Certamente è anche questo, perché il gioco serve a tener vivo quel "bambino" che è dentro ognuno di noi. Ma le origini dell’aeromodellismo sono diverse e si fondano sulla prototipazione del vero conseguente alle leggi della fluidodinamica, basate sui numeri di Reynolds che poco risentono dell'effetto prodotto dalla scala”. 

Andiamo sul difficile?

“No. Mi spiego. In pratica, un aeromodello come quelli in foto (vedi la Gallery, ndr) –  ad esempio il PIPER CUB, i biplani PITTS SPECIAL e SUPER STERMAN – hanno comportamenti in volo molto simili al vero in scala 1:1. Quindi, se vola l'aeromodello prototipo, ha molte probabilità di volare anche quello vero”.

Ma come si pilota?

“Negli anni '60, non c'erano ancora i radiocomandi, o comunque erano molto costosi. Quindi l'approccio naturale all'aeromodellismo era il Volo Vincolato Circolare”.

Ci faccia capire

“Il pilotaggio avveniva con due cavi di circa 18 metri di lunghezza, azionati da una manopola. Il pilota comandava il solo elevatore. Oltre a questa modalità, era molto praticato anche il volo libero con gli alianti”.

Ma dove si praticava l’attività?

“In quegli anni, il contesto naturale dove praticare l'aeromodellismo era l'Aero Club di Perugia con sede a S. Egidio che lo comprendeva come una disciplina aeronautica, in maniera analoga al volo a motore, al paracadutismo e al volo a vela degli alianti”.

A Perugia, dove trovavate il materiale adatto?

“C'erano due ottimi negozi specializzati in centro a Perugia: Cipiciani in Via Alessi e Belladonna in Via Oberdan”. 

Ma dove s’imparava a divenire aeromodellisti provetti?

“Anche per l'aeromodellismo, come per tutte le altre discipline, era prevista la formazione e agli aeromodellisti veniva rilasciato, dopo un opportuno esame, un attestato per poter praticare l'attività. Si trattava, in pratica, di un "brevetto" per il pilotaggio degli aeromodelli, simile al brevetto per pilotare gli aerei in scala 1:1. E veniva consegnata anche una licenza FAI per praticare l'attività sportiva”. 

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