Il 17 maggio si celebra la ricorrenza dell'abolizione dell'omosessualità come malattia mentale

Il 17 maggio è una data molto importante per il movimento LGBTQ+, poiché in quello stesso giorno del 1990 l’omosessualità fu rimossa dalla lista delle malattie mentali dall'Oms

Foto Sandro Allegrini

Una giornata particolare, e festosa. Il 17 maggio è una data molto importante per il movimento LGBTQ+, poiché in quello stesso giorno del 1990 l’omosessualità fu rimossa dalla lista delle malattie mentali dall'Oms. L’Organizzazione la definì “una variante naturale del comportamento umano”. In questo modo, terminò oltre un secolo di trattamenti medici e psichiatrici per “curarla”.

La prima edizione della ricorrenza si tenne il 17 maggio 2005. L’anno scorso, Omphalos organizzò una partecipata manifestazione con cori alla Sala dei Notari e ci fu polemica per il mancato patrocinio da parte del Comune.

Nel 2019, a Perugia si terranno manifestazioni in merito? Ci si chiede: Perugia ha paura della diversità? Eppure la storia certifica – in maniera forse maliziosa – la definizione dell’omosessualità come “morbus perusinus”. Anche se, fra i travertini della Vetusta, si parlava invece di “morbus florentinus”. È certo che, per tenersi agli atti ufficiali del Fondo giudiziario antico del Capitano di Giustizia, la pratica della sodomia nella città d’Euliste era assai diffusa.

La maschia Peroscia non disdegnava di esercitarsi (come già nell’antica Roma) in pratiche omoerotiche e trasgressive. Ma vediamo alcuni elementi di carattere linguistico e antropologico che denotano l’atteggiamento dei perugini sul problema. Ne ho diffusamente trattato nel mio “Griferòtikon. Parole e fatti d’amore a Perugia e dintorni”, uscito da Morlacchi nel 2012.

I cosiddetti “frosoni” venivano dileggiati, ma senza particolare acrimonia. Ricordiamo il più coraggioso, Benito Vicini, detto Nito, che osò fare coming out, con pesante danno per la sua carriera di cantante: difatti, pur vincitore di concorso in Rai (allora Eiar), venne completamente emarginato. E poi Nettuno, Vitaliano, Giorgino, Nuvoletta, il giornalaio strillone Ciccillo e diversi altri. I ragazzi si lanciavano l’epiteto di “frosone” per scherzo. Sinonimi “frogio”, “orellone” e simili. Una distinzione netta fra “culaccio” (elemento passivo) e “culattiere” (attivo).

L’omosessualità femminile, poco nota, era identificata col termine “gallenga”, usato in modo pertinente dal magistrato scrittore Alessandro Cannevale nel suo libro “La foglia grigia”, uscito da Einaudi nel 2009. L’origine della parola discende da “gallina-gallus” che origina “gallinga” e “gallenga”. Significa “gallina che fa il gallo”, in riferimento alla natura di questa caratteristica. Non esistono parole in lingua perugina per identificare le altre varie inclinazioni e orientamenti di natura sessuale e identitaria.

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